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reportage di Mauro Raponi per la mostra sulle lagune

Lo sguardo del fotografo e regista romano sulle lagune oggi e il mondo che le popola, i paesaggi, i centri abitati, fra Oristano, Cabras, Marceddì, San Giovanni di Sinis, Sal'e Porcus. Settanta immagini divise in gruppi tematici nella mostra in programma a Cabras e Marceddì, anticipata da un'anteprima digitale e da venti fotografie già esposte nella biblioteca comunale di Cabras.

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“La gente che qui abita e lavora, uomini e donne, è protagonista di un rito rintracciabile solo alla distanza storica del mito. Fatto che spiega anche perché tra i giovani che scelgono di proseguire l’attività dei padri, la figura del pescatore sia percepita come irraggiungibile.

La distanza tra noi e l'origine ancestrale di questa cultura evidenzia il limite ambizioso del medium fotografico: colmare la vertigine del tempo per restituire la ritualità dei gesti, uguali da chissà quante generazioni, in una manciata di secondi utili agli scatti realizzati all’alba di un giorno di pesca. Per scoprire però, scattando, che qui il tempo non scorre ma sedimenta, proprio per effetto della liturgia del lavoro negli stagni, così come della irrinunciabile bevuta di gruppo al bar, dopo la pesca.

Le immagini realizzate provano a superare la testimonianza visiva didascalica, legata al mestiere o allo stile di vita, per cercare una dimensione astratta. Dimensione suggerita dalla presenza di un paesaggio che domina su tutto, a perdita d’occhio (così è nell’oristanese), sempre diversamente uguale, in cui la luce del sole sardo unifica figure e sfondo, l’uomo al suo territorio. Lo stagno è vissuto dai pescatori non solo come risorsa economica ma come stato mentale, il luogo dove l'elemento umano e quello geografico vivono della stessa tensione fino ad appartenersi l’un l’altro.

Visti attraverso l’obiettivo della fotocamera, questi gesti diventano scene sospese: uomini che leggono il linguaggio dell’acqua, reti che emergono come trame di un racconto collettivo, acque che riflettono un patto silenzioso tra lavoro e paesaggio. Si vuole anche documentare la resistenza di questo equilibrio all’invadenza dell’industria e del profitto a oltranza, così come alle orde turistiche stagionali. In questa armonia apparente c’è però anche un aspetto urgente. Il fondo dello stagni sta salendo; i pesci non riescono più ad alimentarsi come una volta. Attorno al rito quotidiano della pesca ruota la vita della comunità di Cabras e di altri piccoli centri, un valore culturale che non può essere misurato in termini economici, se non valutando il peso della sua perdita.”

Mauro Raponi, 30-12-2025

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