Il progetto

l’Associazione Paesaggio Gramsci ha avuto dalla Regione - con la Finanziaria 2025 – un contributo per coordinare un progetto di ricerca che ha questo titolo: Dopo Baroni in laguna: stagni, pescatori e comunità dell’Oristanese fra gli anni ’60- ’70  e il XXI secolo. Fra realtà e immaginario, memorie, culture. La lingua sarda, il lessico lagunare.

La storia, le pagine scritte e i ricordi. I protagonisti di oggi, pratiche, politiche, linguaggi, simboli.
A Oristano l'illustrazione del progetto finanziato dalla Regione ai sindaci di Cabras, Terralba, Santa Giusta, con i consiglieri regionali della provincia, i dirigenti delle organizzazioni cooperative di pesca, Legacoop, Unicoop e Confcooperative.

Comincia oggi con voi una riflessione sulle lagune dell'Oristanese, vorremmo farla insieme nei prossimi mesi, questo ci incoraggia a fare la Commissione Attività prodttive del Consiglio regionale che ha proposto il finanziamento a Paesaggio Gramsci e che il Consiglio ha approvato con la Finanziaria del 2025. Innanzitutto ci presentiamo: la nostra associazione si è avvalsa della collaborazione degli storici di molte università - e più di recente della professoressa Deplano - per la rievocazione di importanti pagine di storia della Sardegna (e della Sardegna centrale in particolare): dall’emigrazione nelle miniere del Belgio nel dopoguerra dal Barigadu alla Planargia alla Marmilla; dalla costruzione della diga del Tirso 100 anni fa, alle bonifiche, alla prima industrializzazione della Sardegna, sino all’insediamento della fabbrica a Ottana mezzo secolo fa. Abbiamo raccolto decine di ore di interviste, organizzato mostre, pubblicato libri o ripubblicato libri scomparsi e vedrete che ne avremo occasione anche in questa circostanza. La professoressa Deplano illustrerà il progetto per la parte che la riguarda, la raccolta di testimonianze orali, vi presenterà i ricercatori che saranno impegnati, selezionati fra i laureati in storia e con i quali cominciamo a fare reciprocamente conoscenza.

Da dove nasce l’esigenza di questa ricerca? Il titolo dice molto, sintetizza il bisogno maturato nella V Commissione del Consiglio regionale appena formata in questa legislatura, dopo i primi sopralluoghi nelle lagune sarde (e dell’Oristanese in particolare, che le contiene per una significativa parte) di approfondire la conoscenza di quel mondo, ancora importante, decisivo, per l’economia del territorio, per la salvaguardia degli equilibri ambientali, perché è un patrimonio culturale immenso, vivo ancorché con una lunghissima storia alle spalle. Con un emendamento a firma di Salvatore Cau, consigliere regionale che è oggi con noi, e che è anche sindaco di Neoneli, il finanziamento ha preso la consistenza di 100mila euro, che ci permettono di fare un bel lavoro.

Questo mondo era sotto i riflettori sino a cinquanta anni fa, quando uscirono (nel 1973) per l’editore Laterza, il libro di Giuseppe Fiori, Baroni in laguna (pubblicato in una prima edizione non troppo letta tra i Quaderni del Bogino nel 1961), e ancora per un editore nazionale, Marsilio, il libro di Ugo Dessy, La rivolta dei pescatori di Cabras. Sono entrambi libri molto belli ancora oggi, il secondo introvabile: avremo occasione di tornarci in questi mesi e di ricordare gli autori, che molti fra noi hanno ben conosciuto. Non fu senza un nesso con questa attività che Peppino Fiori diventò senatore della repubblica eletto nel collegio di Oristano nel 1983 e nel 1987. Era cuglieritano per origini familiari, aveva già scritto la biografia di Antonio Gramsci nel 1966.

Fiori era in quegli anni un inviato Rai e diventò dopo vicedirettore del TG2, Cabras entrò in molte sue inchieste, ebbe visibilità nazionale. C’era la coincidenza con il passaggio dello stagno di Cabras dai padroni, dai baroni, alla Regione e da qui ai pescatori, ma era come se un tappo fosse saltato, quello che aveva impedito alle vicende così dure dei pescatori - così anacronistiche, fuori del tempo - di venire conosciute. Non dimentichiamo che i giornali sardi non se ne occupavano se non dal punto di vista de is meris che denunciavano i cosiddetti furti di pesce, che uno dei comproprietari della laguna era Alfredo Corrias, avvocato dei padroni dello stagno, loro parente, presidente del Consorzio di bonifica e presidente della Regione nel 1954-’55.

Ugo Dessy era terralbese di nascita, venne a Cabras a fare l’insegnante, c’è qui oggi un suo allievo delle elementari, Nando Sechi, che è consigliere comunale a Cabras. Da allora cosa è successo? Che i riflettori si sono spenti, la conflittualità storica non ha avuto più ragione di esistere. Si sono spenti anche sull’insieme degli stagni e delle lagune, che significa che si è affievolita anche l’attenzione della politica, che è spesso al seguito delle ondate di interesse dell’opinione pubblica. Si è spenta l’attenzione mentre forse se ne sentiva di più il bisogno, per la fase di autogestione dei pescatori, quella della responsabilità, della necessità d’impresa e dello sforzo per costruirla. Non è compito nostro entrare nelle questioni di assetto proprietario-gestionale degli stagni, la struttura organizzativa. Possiamo forse un po’ incidere nella rappresentazione del mondo dei pescatori che secondo un certo luogo comune non ce l’hanno fatta a gestire questo patrimonio incredibile (sino a far rimpiangere la gestione padronale privatistica e gerarchica). Dal mito dei pescatori di mezzo secolo fa - perché ci fu anche una mitizzazione delle storie, delle lotte, de s’isciopero di quegli anni e delle figure significative – siamo forse alla marginalità, malinconica, del mondo della pesca e dei suoi protagonisti. Il nostro compito è di ridare la parola ai pescatori, farli parlare, rievocare la loro storia, e raccontare il presente (del resto ci sono giovani che non hanno vissuto il periodo duro e glorioso dei nonni).

Ci interessano le esperienze di vita e di lavoro, la percezione di sé stessi che hanno i pescatori, il loro ruolo nelle comunità, ci interessa la lingua che parlano, il sardo particolare e il lessico delle lagune, marinaresco-contadino, diverso per ogni realtà, da Cabras a Terralba. Il riferimento alle culture e alla lingua sarda non è dovuto solo al fatto che lo stanziamento passa dal Servizio della Lingua e cultura sarda dell’Assessorato della Pubblica Istruzione: molte generazioni di sardi parlano abitualmente ancora per fortuna il sardo, e il racconto della propria esperienza di vita e di lavoro come quello che noi vogliamo raccogliere, non può che avvenire nelle forme spontanee e ricche della propria parlata, che nomina i luoghi, le pratiche di lavoro e di vita, gli oggetti usati, i venti, le maree. È un patrimonio notevolissimo, teniamone conto. Lasciata la libertà a tutti di parlare anche in italiano, naturalmente. Saranno raccolte le tesi di laurea dedicate alle vicende degli stagni, i filmati esistenti, produrremo materiali audiovisivi che resteranno a disposizione, organizzeremo una mostra di questi materiali, cureremo una pubblicazione di sintesi del lavoro. Infine, siamo sicuri che verranno fuori tutti i problemi economico ambientali e dunque politici di queste realtà, che toccherà a voi interpretare.

VALERIA DEPLANO

Illustra il progetto di ricerca “Dopo baroni in laguna” per la parte che verrà seguita dal suo dipartimento e dai sei laureati in Storia che attraverso interviste a pescatori e ad altri protagonisti della vicenda delle lagune punta a ricostruire le trasformazioni, le storie e le memorie del lavoro in laguna e della vita delle comunità di Cabras, Santa Giusta, Arborea e Terralba negli ultimi cinquant’anni. “Adotteremo principalmente una prospettiva di storia orale cui si affianca un lavoro di tipo linguistico e di studi economici. A emergere, con una prospettiva dal basso, saranno le trasformazioni subite negli ultimi sessant’anni dal territorio e dalle comunità che vi insistono, ma soprattutto le elaborazioni memoriali presenti all’interno delle stesse comunità attorno al significato del lavoro di pesca, ai passaggi generazionali, ai rapporti con le istituzioni, con l’ambiente, con il turismo. In termini più generali, in un panorama in cui la storia sociale ed economica della Sardegna del Novecento è ancora da scrivere, il lavoro contribuirà all’allargamento e all’approfondimento della conoscenza storica sull’isola in età contemporanea”.

GIUSEPPE MELIS

Docente di economia e marketing turistico, Università di Cagliari, corsi di Oristano Io non ho da aggiungere tantissimo a quello che ha detto la collega Valeria, ho accolto l’invito che è stato formulato e molte delle cose che ha detto, diciamo che coincidono anche per la parte economico manageriale. Chiaro, anche da noi il metodo scientifico è basato sulle storie aziendali. È un elemento molto importante per ricostruire ciò che avviene in un territorio, per cui la parte di mia competenza sarà volta appunto a ricostruire storie di imprese, che esistono ancora o che non esistono più, capire quali sono state le svolte che hanno determinato magari la chiusura, con quelle che hanno permesso invece di continuare a resistere, ribadendo le proprie strategie. In realtà è un lavoro assolutamente prezioso, sia per il fattore documentale perché a se stesso, soprattutto in campo economico aziendale, si studiano storie di imprese che hanno radici altrove, talvolta anche in altri continenti, oppure se guardiamo al contesto europeo legate a grandi imprese di tipo continentale. Mancano invece spesso esempi legati al nostro territorio come se appunto la vita di questa terra non fosse accaduta e noi non avessimo storie da raccontare, anche belle. Come dicevo alla collega, tutte le storie sono importanti, non esiste una storia principale e una storia secondaria. Esistono le storie di persone, di imprese, di territori, e siccome noi sardi, paghiamo uno scotto, quello di non sapere spesso chi siamo e da dove veniamo, almeno a livello generalizzato. Non certo come approfondimenti, di chi questo mestiere lo fa professionalmente, credo che sia questo un contributo importante; quindi, anche da parte nostra le interviste diventano un elemento fondamentale. Io non ho l'armata delle imprese del territorio. Noi questa parte del lavoro non l'abbiamo neppure iniziata e quindi questo è un handicap, però insomma… vorremmo colmarlo. È chiaro che per tutto questo serve la disponibilità, la collaborazione anche delle persone del territorio. Noi non andiamo soltanto per acquisire dati e usarceli in maniera personale o solo per scopi di ricerca, l'obiettivo è quello di restituire qualcosa al territorio. Spesso quando si fanno queste interviste ci si lamenta: ma cosa ci restituirà? Beh, questo progetto nasce esattamente con una finalità opposta, quindi Paesaggio Gramsci a cui faccio un ringraziamento per questa idea.

Gabriele CHESSA, presidente Legacoop provincia di Oristano

Basterebbero le cose dette da chi ha introdotto questo incontro per giustificare perché abbiamo aderito in maniera convinta e ci siamo resi disponibili a fare il primo incontro e a partecipare al progetto, a fare in modo che i nostri associati diano il contributo che riteniamo sia fondamentale per la buona riuscita di questo studio. Intanto ringrazio chi anche in questa occasione ci ha consentito di avere anche una platea così qualificata, perché parlare di stagni, parlare della storia degli stagni, molto spesso ci siamo incontrati, anche recentemente, per parlare dei problemi di stagni e devo dire che anche i risultati che stiamo vedendo con mano, ultimamente ci dicono che abbiamo visto e abbiamo lavorato insieme, tutti insieme, producendo finalmente qualche risultato. Finalmente nei canali si vedono delle imprese al lavoro che stanno ripristinando un equilibrio, altrimenti molto a rischio… non lo è stato per tutti. Naturalmente speriamo che sia servito e serva a ridestare l'attenzione perché comunque questi gestori, le cooperative e i loro consorzi, gli assetti che hanno, in particolar modo in alcuni casi, necessiterebbero sicuramente di un approfondimento più ampio, di essere riaggiornato. Magari sono frutto di una situazione che all'origine suggeriva quella scelta, oggi potrebbero essere riviste. Allo stesso modo però in questo studio sono sicuro che emergeranno anche gli enormi passi avanti, pur tra mille difficoltà. Gestire un compendio senza averne la proprietà, senza poter fare investimenti che hanno un ammortamento e tempi ben più ampi dell’attuale e che consentano i processi autorizzativi complessi. Quindi le cooperative, i consorzi, Legacoop, le associazioni cooperativistiche oggi non rappresentate in questa sala, per una concomitante riunione a Cagliari, non solo da me ma anche dal rappresentante dell’Unicoop, parteciperemo. Speriamo che questo studio possa davvero servire a evidenziare delle pagine che tra l'altro è giusto ricordare, perché sono delle pagine memorabili mai ricordate quanto si sarebbe dovuto ricordare. Vanno ricordate, vanno ricostruite con, in alcuni casi, testimonianze dirette. In altre vanno capite le difficoltà che frenano le possibilità di sviluppo e che portano qualcuno, troppo semplicisticamente, a dire “si stava meglio prima”. No, si stava meglio prima no, anche perché un sistema arcaico feudale fondato sicuramente non sul rispetto dei diritti delle persone, e anzi, era uno scandalo che sia andato avanti fino agli ultimi decenni quasi del secolo scorso. Semmai proviamo a capire in che modo, cosa frena il salto di qualità di questo comparto. Cosa lo frena? Il fatto che anche nella gestione degli stagni si possono fare i passi avanti fatti in altri comparti, ugualmente, pieni di insidie e difficoltà. Noi siamo sicuri che ci sia lo spazio per fare un salto di qualità anche nella gestione dei sistemi delle acque interne e non faremo mancare il nostro contributo.

SALVATORE CAU consigliere regionale “Orizzonte comune”

Un saluto a tutti e cosa dire? Oggi siamo qui, alla stessa ora a Cagliari c’è un importante incontro della Regione con i pescatori. Questo è un segno molto evidente che finalmente anche a Cagliari in regione ci si accorge dell'importanza di questo comparto, e di questo devo ringraziare tutta la squadra e anche i colleghi consiglieri che sono qui presenti, i due Solinas, Antonio e Alessandro, perché finalmente a questo comparto gli si sta dedicando tutte le attenzioni che merita. Io oggi sono qui in qualità di ascoltatore, sicuramente in sala ci sono persone molto più qualificate, molto più competenti a parlare. Io ho conosciuto questo comparto facendo parte della commissione. Attività produttive del Consiglio regionale. Ci siamo accorti che è un settore di primaria importanza trascurato per molto tempo, e mi ha fatto piacere comunque che si è fatto con il comune e abbiamo deciso di dedicare a questo comparto tutte le attenzioni che merita. Oggi diciamo che quello che si sta presentando è solo una minima parte di quello che vorremmo che si portasse avanti. A riguardo io vorrei ringraziare l'associazione Paesaggio Gramsci e tutte le figure che hanno coinvolto, per aver sposato questo progetto, un piccolo progetto che è comunque significativo perché con quest’iniziativa si fa un focus importante su questo comparto, fare degli approfondimenti, cercare di mettere in risalto quelle che sono tutte le peculiarità di questa tradizione ultra-millenaria della Sardegna, quindi fare uno studio che vada dall'aspetto storico-antropologico e che trovi poi uno sbocco anche in quelli che sono gli aspetti economici e sociali del comparto. Oggi è la presentazione di questo progetto, quindi diciamo che da oggi si inizia. Durerà un po' di tempo e l’auspicio è che comunque alla fine si restituisca un lavoro che sia importante, importante per suscitare in tutti noi la consapevolezza dell'importanza che questo comparto ha per l’economia della Sardegna, per dare dignità a chi quotidianamente lavora in questo comparto perché non sono pochi. Quando ho appreso dei numeri sono rimasto un po’ sbalordito perché, lo dico da ignorante: io non conoscevo questo mondo e non sapevo che così tante persone erano coinvolte a livello sociale ed economico in questo comparto qua. Quindi diciamo che con questa iniziativa vogliamo dare la giusta importanza e dignità a questo comparto e questo lo faremo appunto con la collaborazione dei professionisti che abbiamo avuto modo di ascoltare. L’auspicio è che tutti quanti i presenti in questa sala possano apportare le proprie conoscenze e competenze per accrescere il valore del lavoro che si vuole portare avanti. Quindi ringrazio tutti quanti, ringrazio i colleghi consiglieri che hanno sposato questo progetto perché ci credono e stanno investendo molta convinzione nel portarlo avanti e auguro a tutti voi un proseguimento proficuo del lavoro.

Antonio SOLINAS consigliere regionale Pd

Salve a tutti, ringrazio associazione Paesaggio Gramsci per l'invito. Credo che sia un'ottima iniziativa, quando Salvatore l’ha proposta, tutti quanti, almeno gli oristanesi, sapevamo di che cosa si stava parlando e quindi l’abbiamo sposata tutti assieme. Credo che tenere viva quella che è la nostra storia sia una cosa molto importante e soprattutto in un settore come quello delle lagune, delle acque interne, dove ci lavorano centinaia e centinaia di famiglie da cui si trae reddito. Io mi sono occupato nella mia lunga attività politica, di impressa, di Cooperazione… credo che l'attività principale dal punto di vista economico della nostra provincia, sia proprio nel settore pesca. Diceva Rossella Sanna: una percentuale molto importante delle acque interne della Sardegna sono all'interno della nostra provincia, da Marceddì sino a San Vero Milis e questo per noi è un punto decisivo. Però non lo è quando, lo ha accennato Salvatore, quando si scopre che per 25 anni esattamente a quest'anno l'amministrazione regionale, che è proprietaria del bene (perché lo gestiscono i consorzi di cooperative, ma la proprietaria del bene è l’amministrazione regionale), quindi avrebbe dovuto curare direttamente la manutenzione, almeno quella straordinaria perché la manutenzione ordinaria compete ai gestori. Questo non è stato fatto e in questi ultimi anni si sono verificate le morìe di pesci, un danno dal punto di vista ambientale, e le amministrazioni locali assieme magari alle unioni dei comuni, la amministrazione regionale hanno provato anche a intervenire, ma per più vicissitudini legate soprattutto a quello che è il percorso amministrativo che bisogna compiere per arrivare alla aggiudicazione dei lavori, magari si perdeva qualche anno, si è perso anche tre/quattro anni. Ricorrendo a queste autorizzazioni noi ci siamo inventati nell'estate scorsa, dopo la morìa dei pesci ad Arborea, abbiamo pensato che la soluzione migliore poteva essere quella di “utilizzare” consorzi di bonifica che non sono enti regionali, ma che comunque sono a quasi totale finanziamento regionale e che adesso hanno l'attrezzatura, hanno le professionalità capaci per poter intervenire per la tutela. Questo abbiamo fatto, finalmente dopo quasi un anno i lavori sono quasi conclusi, a parte a Santa Giusta, che speriamo di poter iniziare quanto prima. Noi abbiamo fatto il giro come commissione, il giro di tutte le peschiere della Sardegna. Dovremmo finire mercoledì a Muravera, però devo anche dire che abbiamo trovato situazioni molto diverse da un lato, come quella di Tortolì che è ben tenuta, sembra quasi un gioiello, ad altre situazioni che dal punto di vista ambientale, vedi Portoscuso per esempio, sono davvero situazioni drammatiche su cui bisogna intervenire non solo dal punto di vista ambientale, ma anche e soprattutto dal punto di vista della gestione. Quindi tuteliamo il nostro bene. C’era chi diceva che quelli di Cabras, quelli di Terralba, quelli di Santa Giusta sono degli ottimi pescatori, però sono dei pessimi gestori. Io questo non l'ho mai accettato, oggi lo accetto ancora meno. Credo che l'esperienza dei pescatori, delle cooperative, dei consorzi, assieme alle associazioni di categoria che sono Legacoop, Confagricoltura etc.… siano un'ottima guida in questa attività e quindi su di loro bisogna puntare per cercare di arrivare ad avere il massimo profitto possibile, sapendo comunque che dobbiamo rispettare quello che è il bene ambientale, senza andare a sfruttare più di tanto. Quindi un applauso alla associazione Paesaggio Gramsci vediamo, sono sicuro che il risultato sarà un ottimo risultato. C'è già qualche lavoro, per esempio, in peschiera a Pontis, a Cabras, c’è un museo che ha prodotto un ottimo lavoro. Ci sono delle memorie per fortuna ancora viventi che hanno vissuto anche il carcere per defender il bene, il bene stagni, e quindi utilizzate anche queste persone che credo saranno d'accordo. È importante per voi che lo fate, ma soprattutto per il nostro territorio.

Alessandro SOLINAS, consigliere regionale 5stelle

Mi faceva giusto piacere salutarvi e approfittare di quello che è stato detto anche per portare alcuni spunti di riflessione, innanzitutto di natura politica rispetto alla, tante volte troppo vituperata, puntualità di determinate misure e finanziamenti, per cui dalla quale, in questo caso, ci troviamo a battezzare come iniziativa sicuramente meritoria e che sarà un elemento fondamentale, un tassello fondamentale del migliore maggiore livello di consapevolezza che noi tutti, in primis probabilmente la classe politica che qui oggi sta dando una buona rappresentazione di sé, in merito di quello che è sicuramente la necessità di condividere le azioni, piccole o grandi che siano, di consapevolezza che servirà per passare agli step successivi di quella che è la valorizzazione di un mondo rispetto al quale sicuramente il primo passo fondamentale per capire il potenziale è conoscerne la storia. Questa sicuramente, per qualsiasi tipo di attività economiche, il modo i cui si è legata alla nostra tradizione, il modo in cui è tuttora legata al nostro tessuto socio economico, il modo in cui soprattutto guardando anche magari esempi virtuosi si può pensare di innovarla, rinnovarla e soprattutto diffondere dei nuovi migliori, più ottimizzati, modelli di gestione, perché probabilmente questo è quello che dovremmo andare a guardare, perché parlare della pesca e parlare di stagni non significa sempre e solo parlare dell’emergenza. Perché alla fine se ci pensate, purtroppo troppe volte siamo stati anche “distratti” dal perseguire le soluzioni talvolta più strutturate come quelle che diceva bene il presidente della commissione agricoltura, che abbiamo messo in campo nell'ultimo anno, finalizzata, con la partecipazione di tutti devo dire, a dare letteralmente sotto certi punti di vista respiro e ossigeno alle nostre lagune e coloro che vivono nell’indotto diretto o indiretto che quelle lagune generano; e come giustamente diceva il collega Salvatore Cau, non fa tanto rumore, lo fa quando ha necessità di dimostrare e di fare rimostranze, giustamente. Visti anche i grandissimi problemi che la affliggono che, se trattata in un determinato modo, se è seguita in un determinato modo soprattutto dalla politica, può generare, soprattutto nell’oristanese, un potenziale enorme, investendo sugli operatori, investendo sul sistema economico e sul sistema politico degli incentivi finalizzati a riportarci la gente a lavorarci, perché è importante anche quello. Investendo, ripeto, sulla consapevolezza di una classe politica, che prima forse deve essere nota, debba essere nota, of quello che è il potenziale di un asset che per la provincia di Oristano probabilmente più che per quelle del resto della Sardegna, e deve risultare strategico, un pilastro su cui fondare la nostra crescita economica nei prossimi decenni.

Antonello GARAU, dirigente Unicoop ed esperto lingua sarda

Grazie all’associazione Paesaggio Gramsci, grazie all’università, al professor Melis e alla professoressa Deplano. Io volevo portare i saluti del nostro presidente regionale Gianni Fanni che, come sapete, è impegnato a Cagliari. E volevo assicurare la piena disponibilità anche a Unicoop e alle nostre cooperative associate per la ricerca che ci avete illustrato. Ovviamente sulla base delle indicazioni degli studiosi, dei formatori depositari dei saperi. Forse dovremmo avere anche qualche materiale in termini audio/video collezionato anni fa che potremmo tranquillamente mettere a disposizione, ove lo riteneste utile e opportuno, e poi volevo esprimere il plauso, oltre ad aspetti storici e socio economici, per l'accento che l'associazione ha messo sugli aspetti linguistici ricordando anche i ricercatori, di cui troveranno all'università, come diceva lei professoressa Deplano, i pregevoli lavori: una serie di tesi di laurea che la cattedra di Linguistica sarda coordinò e seguì fra gli anni ‘80 e ‘90 con la compianta professoressa Antonietta Dettori, la quale fece confluire una parte delle risultanze di questi lavori di ricerca sul campo fatti a Santa Giusta, a Terralba e a Cabras, nell’ambito di un grosso progetto nazionale ancora in corso che si chiama “ALLI” che sta per “Atlante Linguistico dei Laghi Italiani” e ne fece oggetto anche in diversi convegni di livello nazionale e internazionale. Sono tutti materiali che poi ritroverete, oltre ai pregevoli lavori di ricerca sul campo. Io ne ho visto diverse di quelle tesi di laurea e vi assicuro che all’epoca ci volevano degli anni per dirigerle ed erano dei veri e propri mattoni, ma costruiti dalla viva voce grazie alla disponibilità degli anziani, allora novantenni, terralbesi, santagiustesi e cabraresi. Volevo segnalare questo aspetto qua e chiudo: la fascia cronologica, il periodo cronologico che Paesaggio Gramsci ha scelto di documentare con l’università è interessantissimo sotto il profilo linguistico, perché purtroppo, per la lingua, coincide con il periodo di passaggio da una situazione di monolinguismo sardo ancora negli anni ’60 e ‘70. A Cabras e Santa Giusta i pescatori parlavano esclusivamente in sardo, c’era solo qualche innesto esterno da parte dell'altra lingua dominante che esercitava la pressione, e io ricordo la documentazione di aspetti linguistici e soprattutto di espressioni idiomatiche: per esempio a Santa Giusta, che erano al confine tra gli idiomatismi, cioè le espressioni che nascono nell'ambito di quella cultura. È una scelta di qualità tra sacro e profano ritrovate in questi lavori, a partire dalla fine degli anni ’60 inizio anni ‘70, il sardo ha cominciato a lasciare, a perdere terreno sotto la spinta dell’italiano. È andata via via interrompendosi la trasmissione generazionale. E non solo: a questo processo di modernizzazione sotto il profilo socioeconomico si è associato purtroppo una sorta di processo di modernizzazione linguistica laddove l’italiano è stato considerato come la lingua… il sardo non ci assicura più, non lo usiamo più per raccontare il presente e il futuro abbracciando l’italiano. Però questo progetto interessantissimo permetterà di approfondire anche questi aspetti, quindi contate sulle cooperative, Legacoop, Unicoop, Confcooperative. Noi ci siamo, buona fortuna.

Andrea ABIS sindaco di Cabras

Io voglio dire che questo progetto l’ho trovato molto interessante dal primo minuto; quindi, quando sono stato contattato per capire se il comune, l’amministrazione comunale sarebbe stata interessata a partecipare, sono rimasto molto favorevolmente colpito e ho conosciuto il presidente dell’associazione che mi ha raccontato di questo finanziamento che Salvatore Cau ha promosso in sede di Consiglio regionale e che è stato approvato e che darà un contributo, a parer mio, importante. Questo dipenderà da quello che riusciamo a fare quindi non è scontato che sarà un contributo importante. Però l’importante è che possiamo giocarci le carte per realizzare che cosa? Beh, intanto ci aiuta a parlare di questa dimensione, la dimensione delle aree umide che come già vi ricordate è stata ampiamente trascurata dal detentore, che è la regione Sardegna. I pescatori sono concessionari di pesca, sono i proprietari, sono i detentori delle aree, ma in termini di concessione di pesca. Si apre quindi una necessità che è quella della innovazione, anche la gestione di queste strutture complesse…erano complesse ieri: se voi, diciamo così, vi documentate rispetto all'episodio Cabras, quello che ha significato il trasferimento della proprietà o degli usi dello stagno con i diritti feudali, Cabras forse è l'ultimo posto in Italia che ha conosciuto il feudalesimo. Perché è così: la Regione ha acquistato, non si capisce bene se lo stagno o i diritti all'uso dello stagno, visto che i princìpi dovrebbero dirci che era comunque bene pubblico demaniale. Però su questo, non io, diciamo istituti di grande competenza legale e giuridica, si sono espressi e soprattutto ci fu una lunghissima trattativa giuridica per arrivare a questa conclusione che è stata poi banalmente un acquisto, una cosa come due miliardi di lire, che a quei tempi erano una grande somma. A quel punto io amo dire che a Cabras, mentre nel mondo negli anni un importante acquisto entato un cambiamento in certe direzioni, a Cabras questo cambiamento ovviamente si è specializzato nel trasferimento alla popolazione della pesca da un proprietario alla popolazione, attraverso una forma costitutiva che sono le cooperative della pesca, il contrario Consorzio di cooperative della pesca a Cabras. Oggi siamo chiamati a sfide più importanti che sono in parte quelle storiche. Non è assolutamente vero che gli stagni non avessero bisogno di un’attività manutentiva, che si esprime fondamentalmente nei drenaggi e nella sapiente capacità di gestire questi ingressi e queste uscite dell’acqua dolce verso il mare e viceversa. Era bello e anzi, i proprietari soffrivano molto dei costi che salivano della gestione di questi stagni e la regione soldi non ne dava. Ecco che dunque la regione, attraverso anche enti locali, come la provincia di Oristano per esempio (forse la provincia non è presente in questo momento) che tentò di fare lavori - negli anni 2000/2005 mi ricordo un finanziamento imponente, qualcosa come venti miliardi di lire negli anni ’90 - 2000, che naufragarono nel nulla, anzi naufragarono in un enorme conflitto tra la provincia di Oristano e l’Assessorato regionale all'Ambiente, perché dovete sapere che un tempo gli stagni erano gestiti dall'Assessorato ambiente e non dall’Assessorato Agricoltura come invece è oggi. Questa impostazione fa capo alla riforma dei Consorzi di Bonifica che abbracciò anche la pesca, e questa materia passò nel 2006 All’assessorato dell’Agricoltura. Prima c'era l'Ambiente, e devo dire che per certi versi è stata una scelta molto più azzeccata. Oggi quindi siamo chiamati a una sfida che, secondo me, è recuperare una geometria nell'asse ambiente-cultura-economia. Fondamentalmente il tema centrale è quello ambientale, gli altri sono derivati; quindi, la cultura è una forma, diciamo così, di tradizione culturale che a Cabras per esempio cerchiamo di mantenere viva, ma è anche la cultura che si forma nella quotidianità, nella attualità e c'è la necessità di collegare. Quindi l'attività ambientale: perché fondamentalmente questi corpi idrici sono i recapiti delle piogge delle aree montane che si fermano nelle depressioni che anticipano il mare. I cambiamenti climatici ci stanno portando a due fattori che stanno sconvolgendo le lagune: 1) le temperature e 2) il livello di salinizzazione di queste acque. Questi son temi centrali, pensare di lasciare ai pescatori la gestione di temi così complessi che mettono in difficoltà chiunque abbia grande competenza e il responsabile è anche un po’ ipocrita dal punto di vista politico. Quindi molto bene che la Regione incominci a pensare seriamente a queste aree in termini di pianificazione, forse ci stiamo avvicinando a questa soluzione: un piano di bonifica decennale mettendoci soldi. I soldi in un decennio, si chiama programmazione. La si può fare con i programmi attuali, con i programmi futuri, con un eccezionale sforzo scientifico di soggetti che analizzano i dati e li governano, dati di qualità ambientale e qualità delle acque, le ossigenazioni, la qualità della flora, la flora dei fondali degli stagni, e lo dico in un discorso che deve essere ecosistemico. Occorre una progettazione ecosistemica di questi ambiti che modificano l'ambiente e la realtà. Sono certo che un miglioramento della qualità delle acque e degli stagni comporterà in maniera assolutamente naturale un miglioramento della pesca. A Cabras investiamo moltissimo sul festival della bottarga, e la bottarga la traiamo da questi muggini, che devono essere ben alimentati e devono conservare delle qualità organolettiche speciali e quindi è una necessità del tutto conseguente. Un'altra derivazione economica importante è quella turistica, quella della fruizione turistica di questi ambienti naturali, quindi una domanda di turismo culturale fondamentalmente, culturale e naturale. Per fare questo, o meglio questa, che è sicuramente una carta aggiunta, un'opportunità incredibile che hanno le cooperative in mano, le quali cooperative non possono pensare di rimanere fossilizzate alla loro dimensione di dieci anni fa, vent’anni fa, devono necessariamente evolversi a partire da quello che era un parere abbastanza importante della Corte dei Conti che diceva : Siete frammentati, undici/dodici cooperative (oggi sono dieci perché anche il pescatore si sta un po’ estinguendo), fate un unico soggetto. Allora questo è un tema centrale nella dimensione ecosistemica di questo ambito perché è il soggetto che gestisce, il soggetto che dovrebbe prendere delle decisioni. Quindi non basta la Regione che fa quello che deve fare: fa missione ambientale, fa qualità delle acque, fa la tutela naturalistica, anche perché è obbligata. Io non capisco questo modo di ragionare frammentato, la Regione che ha la rete ecologica regionale. Ma scusate, chi contribuisce a questa rete ecologica? Sapete che solamente lo stagno di Cabras sono duemila ettari, che sono messe a disposizione della rete ecologica regionale protetta, e che ci danno i requisiti europei che poi noi spendiamo con Roma e spendiamo con Bruxelles a cui siamo obbligati? Poi ci si dimentica che magari dei finanziamenti che dovrebbero tutelare quelli che si chiamano piani SIC (Siti di interesse comunitario), tutti scollegati rispetto alla materia dell'ambiente della pesca, tutti a fare camminamenti… stronzate…. Non sono queste le cose che servono e non sono neppure quelle che servono dal punto di vista della fruizione turistica perché noi la facciamo con le barche, la possiamo fare. Quindi le cooperative dovrebbero attrezzarsi anche dal punto di vista strutturale, devono cambiare natura, forse dovrebbero avere dei rami d’azienda che facciano queste operazioni. Abbiamo subìto a Cabras e stiamo subendo una sanzione di tipo giudiziario, perché i pescatori non possono fare ristorazione così come sono, hanno una loro dimensione che deve essere specializzata anche dal punto di vista fiscale e tributario, ma gli strumenti organizzativi ci sono. Quindi è un ambito di grande complessità, ma anche di grande fascino che chiamano in causa l’apporto non di un soggetto, ma davvero di tanti soggetti. Quando il nostro progetto dice “guardiamo il passato, ma raccontiamo anche il presente per trarre spunto”, beh, io sono molto contento perché è esattamente questo quello che ci serve, questo quello di cui dobbiamo parlare, però per evolverci, perché la questione che “nulla si tocca” non funziona più. In questo momento non può funzionare più, bisogna cambiare tutti. Dobbiamo cambiare l'assetto, devono farlo anche le stesse associazioni, devono avere a parer mio un piglio diverso rispetto a un altra costa, perché non può essere quella di rimanere così come siamo. Grazie.

Sandro PILI, sindaco di Terralba

Scusate per il ritardo con cui sono arrivato, ma io conosco il progetto per come mi è stato illustrato qualche settimana fa, e dico che l’ho accolto subito, con l’amministrazione comunale, condividendone contenuti e obbiettivi. Oggi immagino siate andati più nel dettaglio del progetto. Perché ne abbiamo condiviso gli obbiettivi? Perché Terralba, che nasce in laguna, nella zona umida, ha un legame fortissimo oltre che per motivi produttivi anche dal punto di vista culturale, ambientale, paesaggistico ecc… e anche dal punto di vista della cultura enogastronomica (abbiamo pubblicato un libro in sardo anni fa sui piatti tipici che si preparano con i prodotti che la natura offre in zona). Quindi, assolutamente d'accordo e a disposizione con l’associazione che ringrazio della considerazione che ha rivolto anche all’amministrazione comunale di Terralba, non scontata. Come ha detto il collega di Cabras, sicuramente conoscere la storia per conoscerla ma anche per dare spunti di sviluppo appropriati oggi sotto vari aspetti e che magari si andranno a studiare. Negli anni ’70, ’80 e ‘90 sono stati commessi degli errori. Ovviamente con l’obiettivo di fare bene a livello di infrastruttura. Però la nostra è probabilmente diversa da altre zone, essendo un unicum in Sardegna, è una zona di transito adesso, col ponte Peschiera, e quindi è una realtà complessa che si sta comunque modificando. Ecco però sono stati commessi degli errori perché l'ecosistema ambientale ed ecologico è stato stravolto; quindi, la somma di lavori e interventi poi di fatto si sono manifestati slegati tra di loro, e io sto per andare incontro a questo complesso di opere; parlo del ponte Peschiera, parlo del porticciolo, delle marginature sulla foce del fiume, delle acque interne. Infatti, oggi stiamo intervenendo con finanziamenti regionali per tentare di ripristinare l’ecosistema ambientale e produttivo. E per fare questo (per carità, non siamo immuni da errori) stiamo coinvolgendo chi la laguna la conosce meglio degli amministratori: i pescatori, le associazioni, chi la frequenta sotto tanti aspetti. Su ogni intervento anche piccolo, stiamo interpellando le associazioni e tutto il mondo che vive la borgata e gli stagni per cercare di capire in che direzione andare. Quindi, ecco non so se poi questo studio, nell’approfondire quello che la laguna era ed è diventata, può dare anche degli spunti di miglioramento per il futuro in modo da evitare di commettere ulteriori errori perché la situazione è, ripeto: se non fosse intervenuto il consorzio di bonifica… Lanciare degli spunti perché, se intervistate come farete i pescatori, vi diranno “questo andava fatto, questo non andava fatto, questo andava fatto così…” perché non credo in questa zona esista uno studio organico di questo genere. Grazie ancora, e siamo a vostra disponibilità.

Andrea CASU, sindaco di Santa Giusta

Vi ringrazio di avermi invitato. Santa Giusta oggi non vive di pesca perché purtroppo i pescatori sono ridotti a solo ventisei componenti. Contando che negli anni ‘70 eravamo sui 135. Da che cosa è dato questo calo di occupati? Sicuramente dalle condizioni climatiche. Io mi ricordo la prima moria che c’era stata nel ‘89, un danno di miliardi di vecchie lire allora. Poi se ne sono avute delle altre, poi si sono aggiunti i cormorani che fino a qualche decennio fa non esistevano… Adesso fanno dei danni grossi. Prima… tenete presente che io ho fatto per dieci anni il consigliere provinciale e di conseguenza ho visto quando c’era la provincia che si davano questi risarcimenti danni, di soldi che dava la Regione. Oggi non so se stanno arrivando soldi ma penso che siano molto molto pochi. Sento parlare bene del ‘60 quando c'erano i privati, Perché tenete presente che la cooperativa di Santa Giusta ha circa settant’anni: prima c'erano i privati che gestivano. Nel mio ricordo c'è Vincenzo Loi, ex sindaco di Oristano, che è stato un direttore della Peschiera, dove forse era legato anche alle condizioni climatiche nel senso che allora, per esempio, c'erano specie che oggi sono completamente estinte. Pensate voi alle carpe: le carpe non esistono più oggi a Santa Giusta. Le tinche o anche altri pesci. In compenso ne stanno arrivando altri che prima non esistevano, però non c'è tanto. Insomma noi possiamo avere sicuramente la collaborazione della cooperativa pescatori di Santa Giusta. Luigi è molto bravo, e il vicepresidente Marco Pili che è uno che poi ha sempre approfondito la tematica culturale, hanno creato adesso l'associazione per quanto riguarda i fassonis, che è un’imbarcazione che veniva utilizzata fino a qualche decennio fa dai pescatori, proprio... ho saputo ultimamente per i pescatori di frodo, più che altro per non essere sentiti quando andavano a derubare appunto. Vedo un po’ di sentire il presidente di questa associazione che si chiama Arragordus, il geometra Giulio Mussu, che ha questa associazione e per altro è figlio di pescatore, che è stato sempre appassionato… vedo se riesco a coinvolgerlo. Noi abbiamo un ufficio culturale d'un c'è una persona che si occupa di cultura. Noi abbiamo fatto peraltro una pubblicazione di antichi mestieri, dove appunto ci sono gli attrezzi della pesca, eventualmente ve lo facciamo avere. Ripeto che prima era molto conveniente fare il pescatore, pensate che c'era l'ex comandante dei Vigili urbani che è entrato in comune nel 1969:quello che prendeva di stipendio al mese in Comune, lo faceva in un giorno di pesca. Cioè, immaginate quant'era l'incasso. Addirittura c’era gente... Mi ricordo questo che si era pentito, che lavorava nella nettezza urbana di Oristano, che era uscito da dipendente per fare il pescatore, e poi dopo sono cambiati i tempi e allora voleva rientrare nella nettezza urbana. Grazie, sono a disposizione.

Marco SECHI, docente di storia e filosofia

Sarebbe stata più adatta una tavola rotonda forse oggi. Non voglio essere autoreferenziale ma devo esserlo perché la mia storia familiare, i miei antenati sono stati tra i promotori dello sciopero che poi ha portato alla creazione delle cooperative e quindi, insomma, da quando ero piccolo io ho sempre sentito parlare della storia dai miei zii, dei miei nonni… e successivamente mio papà ha intrapreso l'attività di pescatore, quindi anche lui ha praticato le attività appunto lavorative nello stagno. Io avevo anche, nel mio iter universitario, nella mia formazione - io ho studiato filosofia all'università di Cagliari. Mi sono laureato con il professor Busacchi che si è occupato di un filosofo francese, Ricoeur, che poi studierà metodologia storica, e infatti ho fatto una tesi sulla metodologia storica riguardante la scuola degli Annales che poi è stata utilizzata dal filosofo proprio per indicare, come una sorta di vademecum per ottenere un metodo quasi scientifico, perché poi la storia... senza fare troppa accademia... ecco può essere un metodo quasi scientifico. Insomma, diciamo che si riaggancia molto a quello che diceva la professoressa Deplano, sulla storia studiata molto sul territorio, analizzando le attività degli uomini comunque sia con una… non sono persone di rango o persone delle istituzioni... parlava, appunto di breve durata, però non può mancare la componente appunto, secondo me, della storia di lunga durata. Così è la storia che invece è la storia delle istituzioni, degli stati nazionali o addirittura delle organizzazioni religiose, che tutto appunto ha una proporzionalità diretta con la scala grafica in cui la storia si svolge. Perché se noi analizziamo un territorio circoscritto geograficamente, andremo ad analizzare la storia appunto di breve durata, una storia fatta dalle persone umili, dagli agricoltori, dai pescatori come in questo caso. Mentre per quanto riguarda la storia delle nazioni, la storia lunga, bisogna espandere il proprio focus geografico. E a questo punto, mi viene da chiedere anche a voi, ringraziando voi che avete messo in essere questo progetto che era anche uno degli interessi culturali… mi occupo anche di filosofia gramsciana e vorrei portare un paper sulle ideologie, quindi… insomma c'è tanto materiale, tante possibilità di lavorare anche a un livello appunto teorico filosofico. Mi chiedo appunto se nella pubblicazione del lavoro sia inclusa questa, come dire… questa possibilità, questa ramificazione che secondo me è molto utile e molto valida. E poi vorrei anche, e non vorrei che sia preso come una critica, ma vorrei cercare di evitare una retorica, una narrazione che è…si è montata sul vittimismo. Noi, secondo me, in Sardegna siamo molto abituati purtroppo a raccontarci come sottomessi, come derelitti, come terra con poche risorse, che è anche una cosa che può essere vera in alcuni casi. Ma io mi chiedo anche quanto sia opportuno e quanto sia per il bene della nostra terra, quanto sia efficace raccontarci in questo modo e con questa narrazione. Secondo me, appunto se la Sardegna è in queste condizioni, fare insomma autocritica, un esame di coscienza e cercare di, noi... ritenerci anche noi responsabili di ciò che è successo in Sardegna, della nostra scarsa presenza appunto nella narrazione nazionale, nelle narrazioni storiche... appunto sarebbe anche una dimostrazione di maturità. Perché piangersi addosso non sarebbe una grande strategia. Grazie.

Cristina MANCA, già sindaca di Terralba

Io sicuramente tornerò a casa più ricca. Ho visto solo un canovaccio strutturale del progetto e devo dire invece, rispetto al professore, che io ho apprezzato, al di là degli obiettivi (che poi ci sono degli aspetti che saranno veramente messi in essere una volta che si vedono quelli che sono i desiderata, come vogliamo raggiungerli) ho apprezzato invece la metodologia, cioè al di là delle interviste semi strutturate, mi piace che la gente sia parte attiva di una storia che c'è, dove non è solamente la storia de su connottu, dove ci guardiamo l'ombelico, ma andiamo veramente a parlare della storia che ci scorre dentro, ed è un lavoro che secondo me ha un valore antropologico straordinario, che sicuramente può dare una direttrice anche a chi governa, perché secondo me da quello che poi verrà fuori anche da questi studi, ci saranno delle indicazioni che sicuramente diventeranno anche un filo conduttore per una programmazione che non sia una programmazione a breve termine, ma che abbia una visione. Io parlo di Marceddi. Ho vissuto dagli anni Novanta…due, ero un giovanissimo sindaco, ho vissuto le lotte con i pescatori, anche attentati, ho vissuto che cosa vuol dire anche voler cambiare le cose... perché ho sempre ritenuto, perdendo anche le elezioni eh, che le cooperative si dovevano consorziare, ho sempre ritenuto che ci doveva essere la commercializzazione del pesce e che doveva essere unitaria; che non ci doveva essere “io io”, c”è il momento dell”io, del campanile che suona solo per te, ma poi ci deve essere il momento del noi a livello programmatorio. E questo momento del noi diventa un momento difficile perché presuppone cambiamento e tutti i cambiamenti mettono in essere anche delle difficoltà, delle fatiche anche a livello personale. Ho visto con molta soddisfazione, ringrazio Salvatore Cau per aver fatto questa proposta, ma anche i consiglieri che la hanno condivisa... perché secondo me dovrebbe essere un primo studio che però ci porti, come diceva il sindaco di Cabras, ad avere degli obiettivi nella programmazione. Non è spezzettato... a volte è difficile anche questo per gli amministratori... perché oggi noi abbiamo per esempio a Marceddi un ponte che collega due province. Quel ponte i pescatori non lo volevano aperto, lo volevano chiuso. C’è stata una lotta, una lotta negli obiettivi... oggi quel Ponte è un ponte nella… questo mio parere, chiaramente ci sono persone che hanno una visione diversa... Certamente, come diceva il sindaco di Terralba Sandro Pili, dal punto di vista ambientale ha avuto un impatto veramente... è stato veramente impattante su quella che è l’attività dell'economia di quel territorio, dell'ambiente di quel territorio. Ma siccome c'è, ci dobbiamo ragionare sopra, e quindi… Qual è l'idea di sviluppo? Quali sono i cambiamenti che possiamo operare? E poi c'è tutta la parte che mi piace, della lingua. La lingua viva, bisogna farla vivere… Non si parla il sardo perché ci dicevano che non dovevamo parlarlo. Io, figlia di pastore, ero una straniera in prima elementare, perché parlavo solo sardo; la maestra era siciliana, io ho fatto una prima elementare dove ero una sorta di handicappata perché non capivo bene, ma soprattutto lei non mi capiva. E allora entri in un contesto di italianizzazione, come adesso siamo nel contesto di globalizzazione, dove anche certe parole che sono radicate, proprio tipiche… Come si diceva prima dei toponimi, che sono... che raccontano tutti quanti della vegetazione, delle tradizioni, una storia che merita di essere raccontata. Io sono del Sessantaquattro, quindi negli anni ‘70 la prima elementare. La maestra siciliana... Nel primo compitino scrissi “La mia casa è fatta di ladiri”.

Nando SECHI, consigliere comunale di Cabras

Allora, intanto parto da lontano: io preferisco chiamare per esempio quello di Cabras, laguna a tutti gli effetti e non stagno, perché lo stagno sa quasi di cosa morta, la laguna invece sa di qualcosa di dinamico. Un compendio ittico come il nostro di oltre 2.200 ettari, governato da una fitta rete di canali adduttori con corsi immissari ed emissari torna difficile definirlo stagno, e come durante il viaggio dicevo al nostro sindaco, a me è venuta anche la sensazione che la storia legata alla definizione “stagno” sia rapportabile al fatto che qualcuno abbia voluto che questo avvenisse, perché gli specchi d'acqua in comunicazione con il mare aperto sono demaniali, gli specchi d’acqua chiusi possono appartenere a privati e quindi per secoli nostro compendio ittico che oltre a essere così vaso è ricchissimo di toponimi, di agro toponimi, di fitotoponimi, di agiotoponimi (?) è una cosa… Ho arricchito le mie conoscenze solamente perché è sicuramente un sindaco illuminato. Ho curato l'allestimento del museo della pesca di Cabras e siamo riusciti attraverso una ricerca anche… ad individuare ben settanta siti attorno al nostro compendio ittico, che hanno assunto nel corso dei secoli anche una valenza particolare. Non essendoci il GPS che oggi consente con molta facilità di arrivare al punto prestabilito, il toponimo è il punto esatto in cui un gruppo di pescatori, facenti parte delle cosiddette cullegas, o dei poligenis, di arrivare in un punto prestabilito e poter impostare le loro reti e portare avanti la loro azione di pesca. Quindi sa pastura de voleva dire che i pescatori dovevano recarsi in quel posto per fare incetta di pesci. Allora di pesci ce n’erano davvero tanti. Volevo dire che… l’importanza della lingua. Io quando sento parlare il sardo riscopro me stesso, tutte le volte. Tra l’altro io sono nato e vissuto in una zona di Cabras particolarissima, si chiama Sa gola/cora manna (?) perché, quando ancora non c'erano le fogne, tutte le acque del nostro paese confluivano in questa sorta di gola gigantesca che poi portava le acque piovane nello stagno. Io ho visto varare personalmente i fassonis, cosiddetti perché sono costituiti da fasci di che prima nasceva anche vicino allo stagno e adesso non se ne trova da nessuna parte, perché evidentemente le acque non sono più come quelle di una volta. Ho visto andare i fassonis attraverso Sa cora manna. Sto parlando di molti decenni fa. Però dovuto all'aspetto psicologico che riuscivano a trasmettere Il pescatore perché Sa cora manna era la zona dei pescatori, in particolare di quelli più poveri; erano i palermitani, is palermitanus, che potevano pescare soltanto per pochi periodi dell'anno e pagavano anche una, diciamo, una sorta di appalto con il proprietario del…. s’arrendu. In questo e non solo per la pesca, ci tengo a sottolinearlo, tutto il contenuto... sono esposti anche in lingua sarda. Se avrete l'opportunità di visitarlo… avrete anche l'occasione di riscoprire una terminologia che oramai è completamente scomparsa. UMB la spigola che diceva il sindaco il sindaco di Santa Giusta? Noi La spigola, quella grande, l'abbiamo sempre chiamata arangiola, e la spigoletta l'abbiamo chiamata… la chiamavamo arangioisca; la spigola più grande la chiamavamo arangioi o arangioi mascru…

RAPPRESENTANTE DELL'ASSESSORATO 

Buona sera a tutti. Ma, più che altro la mia presenza oggi voleva essere per l'assessore un segnale di vicinanza. Io non conoscevo, però l'assessore Laconi ci teneva appunto che ci fosse un rappresentante, in questo caso dell'assessorato per l'ambiente, per poter nei prossimi giorni magari fare sintesi per ricordare quello che è sia il progetto, ma anche quello che alla fine ho preso da quelli che sono stati gli interventi dei sindaci che mi hanno preceduto, quindi oggi la mia presenza voleva essere quella di ascoltare le esigenze del territorio ma soprattutto capire qualcosa di più del progetto, nulla di più.

Alberto PORCU, pescatore, socio

Confcooperative Ci sarebbe tanto da dire ma cercherò di essere più breve possibile. Eh, i problemi delle lagune sono veramente tanti, noi adesso ci troviamo di fronte a problemi... La settimana scorsa abbiamo trovato di nuovo esemplari di spigole morti; specialmente vicino al ------- di Sassu. Purtroppo, quello è il punto più caldo, con l'acqua a trentacinque gradi; invece intorno al canale della peschiera sono intorno ai 30-29 gradi. Stiamo monitorando costantemente, almeno una volta ogni due giorni, a parte la ----------- che è completamente inesistente tra l’altro. Stiamo parlando di trenta centimetri d'acqua, più vai verso la laguna e più è basso. Adesso c'è stato un piccolo intoppo, la settimana scorsa, sui siti di bonifica, che hanno bloccato i lavori e stiamo cercando, loro stanno cercando di riaprire un canale chiuso da quarant’anni, per farlo sfociare direttamente di fronte allo stagno di Sassu. Questo canale è stato studiato apposta dagli anziani pescatori per avere il ricircolo dell'acqua, proprio per evitare questo surriscaldamento. Adesso c'è stato un problema perché è arrivata una segnalazione e si son fermati perché il consorzio ha molta paura... Spero che ripartano a breve perché veramente mancano quaranta metri per aprire questo canale esistente, è un canale che esisteva. E poi ci manca lo scavatore grande che sta operando a Cabras per pulire la peschiera. Spero che si sblocchi tutto, e in giorni migliori; ogni giorno ci svegliamo con la paura di trovare la moria dell'anno scorso, del 17 maggio.

Paesaggio Gramsci

Associazione per il parco letterario

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il progetto

l’Associazione Paesaggio Gramsci ha avuto dalla Regione - con la Finanziaria 2025 – un contributo per coordinare un progetto di ricerca che ha questo titolo: Dopo Baroni in laguna: stagni, pescatori e comunità dell’Oristanese fra gli anni ’60- ’70  e il XXI secolo. Fra realtà e immaginario, memorie, culture. La lingua sarda, il lessico lagunare.

La storia, le pagine scritte e i ricordi. I protagonisti di oggi, pratiche, politiche, linguaggi, simboli.

A Oristano l'illustrazione del progetto finanziato dalla Regione ai sindaci di Cabras, Terralba, Santa Giusta, con i consiglieri regionali della provincia, i dirigenti delle organizzazioni cooperative di pesca, Legacoop, Unicoop e Confcooperative.

Comincia oggi con voi una riflessione sulle lagune dell'Oristanese, vorremmo farla insieme nei prossimi mesi, questo ci incoraggia a fare la Commissione Attività prodttive del Consiglio regionale che ha proposto il finanziamento a Paesaggio Gramsci e che il Consiglio ha approvato con la Finanziaria del 2025. Innanzitutto ci presentiamo: la nostra associazione si è avvalsa della collaborazione degli storici di molte università - e più di recente della professoressa Deplano - per la rievocazione di importanti pagine di storia della Sardegna (e della Sardegna centrale in particolare): dall’emigrazione nelle miniere del Belgio nel dopoguerra dal Barigadu alla Planargia alla Marmilla; dalla costruzione della diga del Tirso 100 anni fa, alle bonifiche, alla prima industrializzazione della Sardegna, sino all’insediamento della fabbrica a Ottana mezzo secolo fa. Abbiamo raccolto decine di ore di interviste, organizzato mostre, pubblicato libri o ripubblicato libri scomparsi e vedrete che ne avremo occasione anche in questa circostanza. La professoressa Deplano illustrerà il progetto per la parte che la riguarda, la raccolta di testimonianze orali, vi presenterà i ricercatori che saranno impegnati, selezionati fra i laureati in storia e con i quali cominciamo a fare reciprocamente conoscenza.

Da dove nasce l’esigenza di questa ricerca? Il titolo dice molto, sintetizza il bisogno maturato nella V Commissione del Consiglio regionale appena formata in questa legislatura, dopo i primi sopralluoghi nelle lagune sarde (e dell’Oristanese in particolare, che le contiene per una significativa parte) di approfondire la conoscenza di quel mondo, ancora importante, decisivo, per l’economia del territorio, per la salvaguardia degli equilibri ambientali, perché è un patrimonio culturale immenso, vivo ancorché con una lunghissima storia alle spalle. Con un emendamento a firma di Salvatore Cau, consigliere regionale che è oggi con noi, e che è anche sindaco di Neoneli, il finanziamento ha preso la consistenza di 100mila euro, che ci permettono di fare un bel lavoro.

Questo mondo era sotto i riflettori sino a cinquanta anni fa, quando uscirono (nel 1973) per l’editore Laterza, il libro di Giuseppe Fiori, Baroni in laguna (pubblicato in una prima edizione non troppo letta tra i Quaderni del Bogino nel 1961), e ancora per un editore nazionale, Marsilio, il libro di Ugo Dessy, La rivolta dei pescatori di Cabras. Sono entrambi libri molto belli ancora oggi, il secondo introvabile: avremo occasione di tornarci in questi mesi e di ricordare gli autori, che molti fra noi hanno ben conosciuto. Non fu senza un nesso con questa attività che Peppino Fiori diventò senatore della repubblica eletto nel collegio di Oristano nel 1983 e nel 1987. Era cuglieritano per origini familiari, aveva già scritto la biografia di Antonio Gramsci nel 1966.

Fiori era in quegli anni un inviato Rai e diventò dopo vicedirettore del TG2, Cabras entrò in molte sue inchieste, ebbe visibilità nazionale. C’era la coincidenza con il passaggio dello stagno di Cabras dai padroni, dai baroni, alla Regione e da qui ai pescatori, ma era come se un tappo fosse saltato, quello che aveva impedito alle vicende così dure dei pescatori - così anacronistiche, fuori del tempo - di venire conosciute. Non dimentichiamo che i giornali sardi non se ne occupavano se non dal punto di vista de is meris che denunciavano i cosiddetti furti di pesce, che uno dei comproprietari della laguna era Alfredo Corrias, avvocato dei padroni dello stagno, loro parente, presidente del Consorzio di bonifica e presidente della Regione nel 1954-’55.

Ugo Dessy era terralbese di nascita, venne a Cabras a fare l’insegnante, c’è qui oggi un suo allievo delle elementari, Nando Sechi, che è consigliere comunale a Cabras. Da allora cosa è successo? Che i riflettori si sono spenti, la conflittualità storica non ha avuto più ragione di esistere. Si sono spenti anche sull’insieme degli stagni e delle lagune, che significa che si è affievolita anche l’attenzione della politica, che è spesso al seguito delle ondate di interesse dell’opinione pubblica. Si è spenta l’attenzione mentre forse se ne sentiva di più il bisogno, per la fase di autogestione dei pescatori, quella della responsabilità, della necessità d’impresa e dello sforzo per costruirla. Non è compito nostro entrare nelle questioni di assetto proprietario-gestionale degli stagni, la struttura organizzativa. Possiamo forse un po’ incidere nella rappresentazione del mondo dei pescatori che secondo un certo luogo comune non ce l’hanno fatta a gestire questo patrimonio incredibile (sino a far rimpiangere la gestione padronale privatistica e gerarchica). Dal mito dei pescatori di mezzo secolo fa - perché ci fu anche una mitizzazione delle storie, delle lotte, de s’isciopero di quegli anni e delle figure significative – siamo forse alla marginalità, malinconica, del mondo della pesca e dei suoi protagonisti. Il nostro compito è di ridare la parola ai pescatori, farli parlare, rievocare la loro storia, e raccontare il presente (del resto ci sono giovani che non hanno vissuto il periodo duro e glorioso dei nonni).

Ci interessano le esperienze di vita e di lavoro, la percezione di sé stessi che hanno i pescatori, il loro ruolo nelle comunità, ci interessa la lingua che parlano, il sardo particolare e il lessico delle lagune, marinaresco-contadino, diverso per ogni realtà, da Cabras a Terralba. Il riferimento alle culture e alla lingua sarda non è dovuto solo al fatto che lo stanziamento passa dal Servizio della Lingua e cultura sarda dell’Assessorato della Pubblica Istruzione: molte generazioni di sardi parlano abitualmente ancora per fortuna il sardo, e il racconto della propria esperienza di vita e di lavoro come quello che noi vogliamo raccogliere, non può che avvenire nelle forme spontanee e ricche della propria parlata, che nomina i luoghi, le pratiche di lavoro e di vita, gli oggetti usati, i venti, le maree. È un patrimonio notevolissimo, teniamone conto. Lasciata la libertà a tutti di parlare anche in italiano, naturalmente. Saranno raccolte le tesi di laurea dedicate alle vicende degli stagni, i filmati esistenti, produrremo materiali audiovisivi che resteranno a disposizione, organizzeremo una mostra di questi materiali, cureremo una pubblicazione di sintesi del lavoro. Infine, siamo sicuri che verranno fuori tutti i problemi economico ambientali e dunque politici di queste realtà, che toccherà a voi interpretare.

Dall’introduzione di Rossella Sanna a nome di PaesaggioGramsci.

VALERIA DEPLANO

Illustra il progetto di ricerca “Dopo baroni in laguna” per la parte che verrà seguita dal suo dipartimento e dai sei laureati in Storia che attraverso interviste a pescatori e ad altri protagonisti della vicenda delle lagune punta a ricostruire le trasformazioni, le storie e le memorie del lavoro in laguna e della vita delle comunità di Cabras, Santa Giusta, Arborea e Terralba negli ultimi cinquant’anni. “Adotteremo principalmente una prospettiva di storia orale cui si affianca un lavoro di tipo linguistico e di studi economici. A emergere, con una prospettiva dal basso, saranno le trasformazioni subite negli ultimi sessant’anni dal territorio e dalle comunità che vi insistono, ma soprattutto le elaborazioni memoriali presenti all’interno delle stesse comunità attorno al significato del lavoro di pesca, ai passaggi generazionali, ai rapporti con le istituzioni, con l’ambiente, con il turismo. In termini più generali, in un panorama in cui la storia sociale ed economica della Sardegna del Novecento è ancora da scrivere, il lavoro contribuirà all’allargamento e all’approfondimento della conoscenza storica sull’isola in età contemporanea”.

GIUSEPPE MELIS

Docente di economia e marketing turistico, Università di Cagliari, corsi di Oristano Io non ho da aggiungere tantissimo a quello che ha detto la collega Valeria, ho accolto l’invito che è stato formulato e molte delle cose che ha detto, diciamo che coincidono anche per la parte economico manageriale. Chiaro, anche da noi il metodo scientifico è basato sulle storie aziendali. È un elemento molto importante per ricostruire ciò che avviene in un territorio, per cui la parte di mia competenza sarà volta appunto a ricostruire storie di imprese, che esistono ancora o che non esistono più, capire quali sono state le svolte che hanno determinato magari la chiusura, con quelle che hanno permesso invece di continuare a resistere, ribadendo le proprie strategie. In realtà è un lavoro assolutamente prezioso, sia per il fattore documentale perché a se stesso, soprattutto in campo economico aziendale, si studiano storie di imprese che hanno radici altrove, talvolta anche in altri continenti, oppure se guardiamo al contesto europeo legate a grandi imprese di tipo continentale. Mancano invece spesso esempi legati al nostro territorio come se appunto la vita di questa terra non fosse accaduta e noi non avessimo storie da raccontare, anche belle. Come dicevo alla collega, tutte le storie sono importanti, non esiste una storia principale e una storia secondaria. Esistono le storie di persone, di imprese, di territori, e siccome noi sardi, paghiamo uno scotto, quello di non sapere spesso chi siamo e da dove veniamo, almeno a livello generalizzato. Non certo come approfondimenti, di chi questo mestiere lo fa professionalmente, credo che sia questo un contributo importante; quindi, anche da parte nostra le interviste diventano un elemento fondamentale. Io non ho l'armata delle imprese del territorio. Noi questa parte del lavoro non l'abbiamo neppure iniziata e quindi questo è un handicap, però insomma… vorremmo colmarlo. È chiaro che per tutto questo serve la disponibilità, la collaborazione anche delle persone del territorio. Noi non andiamo soltanto per acquisire dati e usarceli in maniera personale o solo per scopi di ricerca, l'obiettivo è quello di restituire qualcosa al territorio. Spesso quando si fanno queste interviste ci si lamenta: ma cosa ci restituirà? Beh, questo progetto nasce esattamente con una finalità opposta, quindi Paesaggio Gramsci a cui faccio un ringraziamento per questa idea.

GABRIELE CHESSA, presidente Legacoop provincia di Oristano

Basterebbero le cose dette da chi ha introdotto questo incontro per giustificare perché abbiamo aderito in maniera convinta e ci siamo resi disponibili a fare il primo incontro e a partecipare al progetto, a fare in modo che i nostri associati diano il contributo che riteniamo sia fondamentale per la buona riuscita di questo studio. Intanto ringrazio chi anche in questa occasione ci ha consentito di avere anche una platea così qualificata, perché parlare di stagni, parlare della storia degli stagni, molto spesso ci siamo incontrati, anche recentemente, per parlare dei problemi di stagni e devo dire che anche i risultati che stiamo vedendo con mano, ultimamente ci dicono che abbiamo visto e abbiamo lavorato insieme, tutti insieme, producendo finalmente qualche risultato. Finalmente nei canali si vedono delle imprese al lavoro che stanno ripristinando un equilibrio, altrimenti molto a rischio… non lo è stato per tutti. Naturalmente speriamo che sia servito e serva a ridestare l'attenzione perché comunque questi gestori, le cooperative e i loro consorzi, gli assetti che hanno, in particolar modo in alcuni casi, necessiterebbero sicuramente di un approfondimento più ampio, di essere riaggiornato. Magari sono frutto di una situazione che all'origine suggeriva quella scelta, oggi potrebbero essere riviste. Allo stesso modo però in questo studio sono sicuro che emergeranno anche gli enormi passi avanti, pur tra mille difficoltà. Gestire un compendio senza averne la proprietà, senza poter fare investimenti che hanno un ammortamento e tempi ben più ampi dell’attuale e che consentano i processi autorizzativi complessi. Quindi le cooperative, i consorzi, Legacoop, le associazioni cooperativistiche oggi non rappresentate in questa sala, per una concomitante riunione a Cagliari, non solo da me ma anche dal rappresentante dell’Unicoop, parteciperemo. Speriamo che questo studio possa davvero servire a evidenziare delle pagine che tra l'altro è giusto ricordare, perché sono delle pagine memorabili mai ricordate quanto si sarebbe dovuto ricordare. Vanno ricordate, vanno ricostruite con, in alcuni casi, testimonianze dirette. In altre vanno capite le difficoltà che frenano le possibilità di sviluppo e che portano qualcuno, troppo semplicisticamente, a dire “si stava meglio prima”. No, si stava meglio prima no, anche perché un sistema arcaico feudale fondato sicuramente non sul rispetto dei diritti delle persone, e anzi, era uno scandalo che sia andato avanti fino agli ultimi decenni quasi del secolo scorso. Semmai proviamo a capire in che modo, cosa frena il salto di qualità di questo comparto. Cosa lo frena? Il fatto che anche nella gestione degli stagni si possono fare i passi avanti fatti in altri comparti, ugualmente, pieni di insidie e difficoltà. Noi siamo sicuri che ci sia lo spazio per fare un salto di qualità anche nella gestione dei sistemi delle acque interne e non faremo mancare il nostro contributo.

SALVATORE CAU consigliere regionale “Orizzonte comune”

Un saluto a tutti e cosa dire? Oggi siamo qui, alla stessa ora a Cagliari c’è un importante incontro della Regione con i pescatori. Questo è un segno molto evidente che finalmente anche a Cagliari in regione ci si accorge dell'importanza di questo comparto, e di questo devo ringraziare tutta la squadra e anche i colleghi consiglieri che sono qui presenti, i due Solinas, Antonio e Alessandro, perché finalmente a questo comparto gli si sta dedicando tutte le attenzioni che merita. Io oggi sono qui in qualità di ascoltatore, sicuramente in sala ci sono persone molto più qualificate, molto più competenti a parlare. Io ho conosciuto questo comparto facendo parte della commissione. Attività produttive del Consiglio regionale. Ci siamo accorti che è un settore di primaria importanza trascurato per molto tempo, e mi ha fatto piacere comunque che si è fatto con il comune e abbiamo deciso di dedicare a questo comparto tutte le attenzioni che merita. Oggi diciamo che quello che si sta presentando è solo una minima parte di quello che vorremmo che si portasse avanti. A riguardo io vorrei ringraziare l'associazione Paesaggio Gramsci e tutte le figure che hanno coinvolto, per aver sposato questo progetto, un piccolo progetto che è comunque significativo perché con quest’iniziativa si fa un focus importante su questo comparto, fare degli approfondimenti, cercare di mettere in risalto quelle che sono tutte le peculiarità di questa tradizione ultra-millenaria della Sardegna, quindi fare uno studio che vada dall'aspetto storico-antropologico e che trovi poi uno sbocco anche in quelli che sono gli aspetti economici e sociali del comparto. Oggi è la presentazione di questo progetto, quindi diciamo che da oggi si inizia. Durerà un po' di tempo e l’auspicio è che comunque alla fine si restituisca un lavoro che sia importante, importante per suscitare in tutti noi la consapevolezza dell'importanza che questo comparto ha per l’economia della Sardegna, per dare dignità a chi quotidianamente lavora in questo comparto perché non sono pochi. Quando ho appreso dei numeri sono rimasto un po’ sbalordito perché, lo dico da ignorante: io non conoscevo questo mondo e non sapevo che così tante persone erano coinvolte a livello sociale ed economico in questo comparto qua. Quindi diciamo che con questa iniziativa vogliamo dare la giusta importanza e dignità a questo comparto e questo lo faremo appunto con la collaborazione dei professionisti che abbiamo avuto modo di ascoltare. L’auspicio è che tutti quanti i presenti in questa sala possano apportare le proprie conoscenze e competenze per accrescere il valore del lavoro che si vuole portare avanti. Quindi ringrazio tutti quanti, ringrazio i colleghi consiglieri che hanno sposato questo progetto perché ci credono e stanno investendo molta convinzione nel portarlo avanti e auguro a tutti voi un proseguimento proficuo del lavoro.

ANTONIO SOLINAS consigliere regionale Pd

Salve a tutti, ringrazio associazione Paesaggio Gramsci per l'invito. Credo che sia un'ottima iniziativa, quando Salvatore l’ha proposta, tutti quanti, almeno gli oristanesi, sapevamo di che cosa si stava parlando e quindi l’abbiamo sposata tutti assieme. Credo che tenere viva quella che è la nostra storia sia una cosa molto importante e soprattutto in un settore come quello delle lagune, delle acque interne, dove ci lavorano centinaia e centinaia di famiglie da cui si trae reddito. Io mi sono occupato nella mia lunga attività politica, di impressa, di Cooperazione… credo che l'attività principale dal punto di vista economico della nostra provincia, sia proprio nel settore pesca. Diceva Rossella Sanna: una percentuale molto importante delle acque interne della Sardegna sono all'interno della nostra provincia, da Marceddì sino a San Vero Milis e questo per noi è un punto decisivo. Però non lo è quando, lo ha accennato Salvatore, quando si scopre che per 25 anni esattamente a quest'anno l'amministrazione regionale, che è proprietaria del bene (perché lo gestiscono i consorzi di cooperative, ma la proprietaria del bene è l’amministrazione regionale), quindi avrebbe dovuto curare direttamente la manutenzione, almeno quella straordinaria perché la manutenzione ordinaria compete ai gestori. Questo non è stato fatto e in questi ultimi anni si sono verificate le morìe di pesci, un danno dal punto di vista ambientale, e le amministrazioni locali assieme magari alle unioni dei comuni, la amministrazione regionale hanno provato anche a intervenire, ma per più vicissitudini legate soprattutto a quello che è il percorso amministrativo che bisogna compiere per arrivare alla aggiudicazione dei lavori, magari si perdeva qualche anno, si è perso anche tre/quattro anni. Ricorrendo a queste autorizzazioni noi ci siamo inventati nell'estate scorsa, dopo la morìa dei pesci ad Arborea, abbiamo pensato che la soluzione migliore poteva essere quella di “utilizzare” consorzi di bonifica che non sono enti regionali, ma che comunque sono a quasi totale finanziamento regionale e che adesso hanno l'attrezzatura, hanno le professionalità capaci per poter intervenire per la tutela. Questo abbiamo fatto, finalmente dopo quasi un anno i lavori sono quasi conclusi, a parte a Santa Giusta, che speriamo di poter iniziare quanto prima. Noi abbiamo fatto il giro come commissione, il giro di tutte le peschiere della Sardegna. Dovremmo finire mercoledì a Muravera, però devo anche dire che abbiamo trovato situazioni molto diverse da un lato, come quella di Tortolì che è ben tenuta, sembra quasi un gioiello, ad altre situazioni che dal punto di vista ambientale, vedi Portoscuso per esempio, sono davvero situazioni drammatiche su cui bisogna intervenire non solo dal punto di vista ambientale, ma anche e soprattutto dal punto di vista della gestione. Quindi tuteliamo il nostro bene. C’era chi diceva che quelli di Cabras, quelli di Terralba, quelli di Santa Giusta sono degli ottimi pescatori, però sono dei pessimi gestori. Io questo non l'ho mai accettato, oggi lo accetto ancora meno. Credo che l'esperienza dei pescatori, delle cooperative, dei consorzi, assieme alle associazioni di categoria che sono Legacoop, Confagricoltura etc.… siano un'ottima guida in questa attività e quindi su di loro bisogna puntare per cercare di arrivare ad avere il massimo profitto possibile, sapendo comunque che dobbiamo rispettare quello che è il bene ambientale, senza andare a sfruttare più di tanto. Quindi un applauso alla associazione Paesaggio Gramsci vediamo, sono sicuro che il risultato sarà un ottimo risultato. C'è già qualche lavoro, per esempio, in peschiera a Pontis, a Cabras, c’è un museo che ha prodotto un ottimo lavoro. Ci sono delle memorie per fortuna ancora viventi che hanno vissuto anche il carcere per defender il bene, il bene stagni, e quindi utilizzate anche queste persone che credo saranno d'accordo. È importante per voi che lo fate, ma soprattutto per il nostro territorio.

ALESSANDRO SOLINAS, consigliere regionale 5stelle

Mi faceva giusto piacere salutarvi e approfittare di quello che è stato detto anche per portare alcuni spunti di riflessione, innanzitutto di natura politica rispetto alla, tante volte troppo vituperata, puntualità di determinate misure e finanziamenti, per cui dalla quale, in questo caso, ci troviamo a battezzare come iniziativa sicuramente meritoria e che sarà un elemento fondamentale, un tassello fondamentale del migliore maggiore livello di consapevolezza che noi tutti, in primis probabilmente la classe politica che qui oggi sta dando una buona rappresentazione di sé, in merito di quello che è sicuramente la necessità di condividere le azioni, piccole o grandi che siano, di consapevolezza che servirà per passare agli step successivi di quella che è la valorizzazione di un mondo rispetto al quale sicuramente il primo passo fondamentale per capire il potenziale è conoscerne la storia. Questa sicuramente, per qualsiasi tipo di attività economiche, il modo i cui si è legata alla nostra tradizione, il modo in cui è tuttora legata al nostro tessuto socio economico, il modo in cui soprattutto guardando anche magari esempi virtuosi si può pensare di innovarla, rinnovarla e soprattutto diffondere dei nuovi migliori, più ottimizzati, modelli di gestione, perché probabilmente questo è quello che dovremmo andare a guardare, perché parlare della pesca e parlare di stagni non significa sempre e solo parlare dell’emergenza. Perché alla fine se ci pensate, purtroppo troppe volte siamo stati anche “distratti” dal perseguire le soluzioni talvolta più strutturate come quelle che diceva bene il presidente della commissione agricoltura, che abbiamo messo in campo nell'ultimo anno, finalizzata, con la partecipazione di tutti devo dire, a dare letteralmente sotto certi punti di vista respiro e ossigeno alle nostre lagune e coloro che vivono nell’indotto diretto o indiretto che quelle lagune generano; e come giustamente diceva il collega Salvatore Cau, non fa tanto rumore, lo fa quando ha necessità di dimostrare e di fare rimostranze, giustamente. Visti anche i grandissimi problemi che la affliggono che, se trattata in un determinato modo, se è seguita in un determinato modo soprattutto dalla politica, può generare, soprattutto nell’oristanese, un potenziale enorme, investendo sugli operatori, investendo sul sistema economico e sul sistema politico degli incentivi finalizzati a riportarci la gente a lavorarci, perché è importante anche quello. Investendo, ripeto, sulla consapevolezza di una classe politica, che prima forse deve essere nota, debba essere nota, of quello che è il potenziale di un asset che per la provincia di Oristano probabilmente più che per quelle del resto della Sardegna, e deve risultare strategico, un pilastro su cui fondare la nostra crescita economica nei prossimi decenni.

Antonello GARAU, dirigente Unicoop ed esperto lingua sarda

Grazie all’associazione Paesaggio Gramsci, grazie all’università, al professor Melis e alla professoressa Deplano. Io volevo portare i saluti del nostro presidente regionale Gianni Fanni che, come sapete, è impegnato a Cagliari. E volevo assicurare la piena disponibilità anche a Unicoop e alle nostre cooperative associate per la ricerca che ci avete illustrato. Ovviamente sulla base delle indicazioni degli studiosi, dei formatori depositari dei saperi. Forse dovremmo avere anche qualche materiale in termini audio/video collezionato anni fa che potremmo tranquillamente mettere a disposizione, ove lo riteneste utile e opportuno, e poi volevo esprimere il plauso, oltre ad aspetti storici e socio economici, per l'accento che l'associazione ha messo sugli aspetti linguistici ricordando anche i ricercatori, di cui troveranno all'università, come diceva lei professoressa Deplano, i pregevoli lavori: una serie di tesi di laurea che la cattedra di Linguistica sarda coordinò e seguì fra gli anni ‘80 e ‘90 con la compianta professoressa Antonietta Dettori, la quale fece confluire una parte delle risultanze di questi lavori di ricerca sul campo fatti a Santa Giusta, a Terralba e a Cabras, nell’ambito di un grosso progetto nazionale ancora in corso che si chiama “ALLI” che sta per “Atlante Linguistico dei Laghi Italiani” e ne fece oggetto anche in diversi convegni di livello nazionale e internazionale. Sono tutti materiali che poi ritroverete, oltre ai pregevoli lavori di ricerca sul campo. Io ne ho visto diverse di quelle tesi di laurea e vi assicuro che all’epoca ci volevano degli anni per dirigerle ed erano dei veri e propri mattoni, ma costruiti dalla viva voce grazie alla disponibilità degli anziani, allora novantenni, terralbesi, santagiustesi e cabraresi. Volevo segnalare questo aspetto qua e chiudo: la fascia cronologica, il periodo cronologico che Paesaggio Gramsci ha scelto di documentare con l’università è interessantissimo sotto il profilo linguistico, perché purtroppo, per la lingua, coincide con il periodo di passaggio da una situazione di monolinguismo sardo ancora negli anni ’60 e ‘70. A Cabras e Santa Giusta i pescatori parlavano esclusivamente in sardo, c’era solo qualche innesto esterno da parte dell'altra lingua dominante che esercitava la pressione, e io ricordo la documentazione di aspetti linguistici e soprattutto di espressioni idiomatiche: per esempio a Santa Giusta, che erano al confine tra gli idiomatismi, cioè le espressioni che nascono nell'ambito di quella cultura. È una scelta di qualità tra sacro e profano ritrovate in questi lavori, a partire dalla fine degli anni ’60 inizio anni ‘70, il sardo ha cominciato a lasciare, a perdere terreno sotto la spinta dell’italiano. È andata via via interrompendosi la trasmissione generazionale. E non solo: a questo processo di modernizzazione sotto il profilo socioeconomico si è associato purtroppo una sorta di processo di modernizzazione linguistica laddove l’italiano è stato considerato come la lingua… il sardo non ci assicura più, non lo usiamo più per raccontare il presente e il futuro abbracciando l’italiano. Però questo progetto interessantissimo permetterà di approfondire anche questi aspetti, quindi contate sulle cooperative, Legacoop, Unicoop, Confcooperative. Noi ci siamo, buona fortuna.

Andrea ABIS sindaco di Cabras

Io voglio dire che questo progetto l’ho trovato molto interessante dal primo minuto; quindi, quando sono stato contattato per capire se il comune, l’amministrazione comunale sarebbe stata interessata a partecipare, sono rimasto molto favorevolmente colpito e ho conosciuto il presidente dell’associazione che mi ha raccontato di questo finanziamento che Salvatore Cau ha promosso in sede di Consiglio regionale e che è stato approvato e che darà un contributo, a parer mio, importante. Questo dipenderà da quello che riusciamo a fare quindi non è scontato che sarà un contributo importante. Però l’importante è che possiamo giocarci le carte per realizzare che cosa? Beh, intanto ci aiuta a parlare di questa dimensione, la dimensione delle aree umide che come già vi ricordate è stata ampiamente trascurata dal detentore, che è la regione Sardegna. I pescatori sono concessionari di pesca, sono i proprietari, sono i detentori delle aree, ma in termini di concessione di pesca. Si apre quindi una necessità che è quella della innovazione, anche la gestione di queste strutture complesse…erano complesse ieri: se voi, diciamo così, vi documentate rispetto all'episodio Cabras, quello che ha significato il trasferimento della proprietà o degli usi dello stagno con i diritti feudali, Cabras forse è l'ultimo posto in Italia che ha conosciuto il feudalesimo. Perché è così: la Regione ha acquistato, non si capisce bene se lo stagno o i diritti all'uso dello stagno, visto che i princìpi dovrebbero dirci che era comunque bene pubblico demaniale. Però su questo, non io, diciamo istituti di grande competenza legale e giuridica, si sono espressi e soprattutto ci fu una lunghissima trattativa giuridica per arrivare a questa conclusione che è stata poi banalmente un acquisto, una cosa come due miliardi di lire, che a quei tempi erano una grande somma. A quel punto io amo dire che a Cabras, mentre nel mondo negli anni un importante acquisto entato un cambiamento in certe direzioni, a Cabras questo cambiamento ovviamente si è specializzato nel trasferimento alla popolazione della pesca da un proprietario alla popolazione, attraverso una forma costitutiva che sono le cooperative della pesca, il contrario Consorzio di cooperative della pesca a Cabras. Oggi siamo chiamati a sfide più importanti che sono in parte quelle storiche. Non è assolutamente vero che gli stagni non avessero bisogno di un’attività manutentiva, che si esprime fondamentalmente nei drenaggi e nella sapiente capacità di gestire questi ingressi e queste uscite dell’acqua dolce verso il mare e viceversa. Era bello e anzi, i proprietari soffrivano molto dei costi che salivano della gestione di questi stagni e la regione soldi non ne dava. Ecco che dunque la regione, attraverso anche enti locali, come la provincia di Oristano per esempio (forse la provincia non è presente in questo momento) che tentò di fare lavori - negli anni 2000/2005 mi ricordo un finanziamento imponente, qualcosa come venti miliardi di lire negli anni ’90 - 2000, che naufragarono nel nulla, anzi naufragarono in un enorme conflitto tra la provincia di Oristano e l’Assessorato regionale all'Ambiente, perché dovete sapere che un tempo gli stagni erano gestiti dall'Assessorato ambiente e non dall’Assessorato Agricoltura come invece è oggi. Questa impostazione fa capo alla riforma dei Consorzi di Bonifica che abbracciò anche la pesca, e questa materia passò nel 2006 All’assessorato dell’Agricoltura. Prima c'era l'Ambiente, e devo dire che per certi versi è stata una scelta molto più azzeccata. Oggi quindi siamo chiamati a una sfida che, secondo me, è recuperare una geometria nell'asse ambiente-cultura-economia. Fondamentalmente il tema centrale è quello ambientale, gli altri sono derivati; quindi, la cultura è una forma, diciamo così, di tradizione culturale che a Cabras per esempio cerchiamo di mantenere viva, ma è anche la cultura che si forma nella quotidianità, nella attualità e c'è la necessità di collegare. Quindi l'attività ambientale: perché fondamentalmente questi corpi idrici sono i recapiti delle piogge delle aree montane che si fermano nelle depressioni che anticipano il mare. I cambiamenti climatici ci stanno portando a due fattori che stanno sconvolgendo le lagune: 1) le temperature e 2) il livello di salinizzazione di queste acque. Questi son temi centrali, pensare di lasciare ai pescatori la gestione di temi così complessi che mettono in difficoltà chiunque abbia grande competenza e il responsabile è anche un po’ ipocrita dal punto di vista politico. Quindi molto bene che la Regione incominci a pensare seriamente a queste aree in termini di pianificazione, forse ci stiamo avvicinando a questa soluzione: un piano di bonifica decennale mettendoci soldi. I soldi in un decennio, si chiama programmazione. La si può fare con i programmi attuali, con i programmi futuri, con un eccezionale sforzo scientifico di soggetti che analizzano i dati e li governano, dati di qualità ambientale e qualità delle acque, le ossigenazioni, la qualità della flora, la flora dei fondali degli stagni, e lo dico in un discorso che deve essere ecosistemico. Occorre una progettazione ecosistemica di questi ambiti che modificano l'ambiente e la realtà. Sono certo che un miglioramento della qualità delle acque e degli stagni comporterà in maniera assolutamente naturale un miglioramento della pesca. A Cabras investiamo moltissimo sul festival della bottarga, e la bottarga la traiamo da questi muggini, che devono essere ben alimentati e devono conservare delle qualità organolettiche speciali e quindi è una necessità del tutto conseguente. Un'altra derivazione economica importante è quella turistica, quella della fruizione turistica di questi ambienti naturali, quindi una domanda di turismo culturale fondamentalmente, culturale e naturale. Per fare questo, o meglio questa, che è sicuramente una carta aggiunta, un'opportunità incredibile che hanno le cooperative in mano, le quali cooperative non possono pensare di rimanere fossilizzate alla loro dimensione di dieci anni fa, vent’anni fa, devono necessariamente evolversi a partire da quello che era un parere abbastanza importante della Corte dei Conti che diceva : Siete frammentati, undici/dodici cooperative (oggi sono dieci perché anche il pescatore si sta un po’ estinguendo), fate un unico soggetto. Allora questo è un tema centrale nella dimensione ecosistemica di questo ambito perché è il soggetto che gestisce, il soggetto che dovrebbe prendere delle decisioni. Quindi non basta la Regione che fa quello che deve fare: fa missione ambientale, fa qualità delle acque, fa la tutela naturalistica, anche perché è obbligata. Io non capisco questo modo di ragionare frammentato, la Regione che ha la rete ecologica regionale. Ma scusate, chi contribuisce a questa rete ecologica? Sapete che solamente lo stagno di Cabras sono duemila ettari, che sono messe a disposizione della rete ecologica regionale protetta, e che ci danno i requisiti europei che poi noi spendiamo con Roma e spendiamo con Bruxelles a cui siamo obbligati? Poi ci si dimentica che magari dei finanziamenti che dovrebbero tutelare quelli che si chiamano piani SIC (Siti di interesse comunitario), tutti scollegati rispetto alla materia dell'ambiente della pesca, tutti a fare camminamenti… stronzate…. Non sono queste le cose che servono e non sono neppure quelle che servono dal punto di vista della fruizione turistica perché noi la facciamo con le barche, la possiamo fare. Quindi le cooperative dovrebbero attrezzarsi anche dal punto di vista strutturale, devono cambiare natura, forse dovrebbero avere dei rami d’azienda che facciano queste operazioni. Abbiamo subìto a Cabras e stiamo subendo una sanzione di tipo giudiziario, perché i pescatori non possono fare ristorazione così come sono, hanno una loro dimensione che deve essere specializzata anche dal punto di vista fiscale e tributario, ma gli strumenti organizzativi ci sono. Quindi è un ambito di grande complessità, ma anche di grande fascino che chiamano in causa l’apporto non di un soggetto, ma davvero di tanti soggetti. Quando il nostro progetto dice “guardiamo il passato, ma raccontiamo anche il presente per trarre spunto”, beh, io sono molto contento perché è esattamente questo quello che ci serve, questo quello di cui dobbiamo parlare, però per evolverci, perché la questione che “nulla si tocca” non funziona più. In questo momento non può funzionare più, bisogna cambiare tutti. Dobbiamo cambiare l'assetto, devono farlo anche le stesse associazioni, devono avere a parer mio un piglio diverso rispetto a un altra costa, perché non può essere quella di rimanere così come siamo. Grazie.

Sandro PILI, sindaco di Terralba

Scusate per il ritardo con cui sono arrivato, ma io conosco il progetto per come mi è stato illustrato qualche settimana fa, e dico che l’ho accolto subito, con l’amministrazione comunale, condividendone contenuti e obbiettivi. Oggi immagino siate andati più nel dettaglio del progetto. Perché ne abbiamo condiviso gli obbiettivi? Perché Terralba, che nasce in laguna, nella zona umida, ha un legame fortissimo oltre che per motivi produttivi anche dal punto di vista culturale, ambientale, paesaggistico ecc… e anche dal punto di vista della cultura enogastronomica (abbiamo pubblicato un libro in sardo anni fa sui piatti tipici che si preparano con i prodotti che la natura offre in zona). Quindi, assolutamente d'accordo e a disposizione con l’associazione che ringrazio della considerazione che ha rivolto anche all’amministrazione comunale di Terralba, non scontata. Come ha detto il collega di Cabras, sicuramente conoscere la storia per conoscerla ma anche per dare spunti di sviluppo appropriati oggi sotto vari aspetti e che magari si andranno a studiare. Negli anni ’70, ’80 e ‘90 sono stati commessi degli errori. Ovviamente con l’obiettivo di fare bene a livello di infrastruttura. Però la nostra è probabilmente diversa da altre zone, essendo un unicum in Sardegna, è una zona di transito adesso, col ponte Peschiera, e quindi è una realtà complessa che si sta comunque modificando. Ecco però sono stati commessi degli errori perché l'ecosistema ambientale ed ecologico è stato stravolto; quindi, la somma di lavori e interventi poi di fatto si sono manifestati slegati tra di loro, e io sto per andare incontro a questo complesso di opere; parlo del ponte Peschiera, parlo del porticciolo, delle marginature sulla foce del fiume, delle acque interne. Infatti, oggi stiamo intervenendo con finanziamenti regionali per tentare di ripristinare l’ecosistema ambientale e produttivo. E per fare questo (per carità, non siamo immuni da errori) stiamo coinvolgendo chi la laguna la conosce meglio degli amministratori: i pescatori, le associazioni, chi la frequenta sotto tanti aspetti. Su ogni intervento anche piccolo, stiamo interpellando le associazioni e tutto il mondo che vive la borgata e gli stagni per cercare di capire in che direzione andare. Quindi, ecco non so se poi questo studio, nell’approfondire quello che la laguna era ed è diventata, può dare anche degli spunti di miglioramento per il futuro in modo da evitare di commettere ulteriori errori perché la situazione è, ripeto: se non fosse intervenuto il consorzio di bonifica… Lanciare degli spunti perché, se intervistate come farete i pescatori, vi diranno “questo andava fatto, questo non andava fatto, questo andava fatto così…” perché non credo in questa zona esista uno studio organico di questo genere. Grazie ancora, e siamo a vostra disponibilità.

Andrea CASU, sindaco di Santa Giusta

Vi ringrazio di avermi invitato. Santa Giusta oggi non vive di pesca perché purtroppo i pescatori sono ridotti a solo ventisei componenti. Contando che negli anni ‘70 eravamo sui 135. Da che cosa è dato questo calo di occupati? Sicuramente dalle condizioni climatiche. Io mi ricordo la prima moria che c’era stata nel ‘89, un danno di miliardi di vecchie lire allora. Poi se ne sono avute delle altre, poi si sono aggiunti i cormorani che fino a qualche decennio fa non esistevano… Adesso fanno dei danni grossi. Prima… tenete presente che io ho fatto per dieci anni il consigliere provinciale e di conseguenza ho visto quando c’era la provincia che si davano questi risarcimenti danni, di soldi che dava la Regione. Oggi non so se stanno arrivando soldi ma penso che siano molto molto pochi. Sento parlare bene del ‘60 quando c'erano i privati, Perché tenete presente che la cooperativa di Santa Giusta ha circa settant’anni: prima c'erano i privati che gestivano. Nel mio ricordo c'è Vincenzo Loi, ex sindaco di Oristano, che è stato un direttore della Peschiera, dove forse era legato anche alle condizioni climatiche nel senso che allora, per esempio, c'erano specie che oggi sono completamente estinte. Pensate voi alle carpe: le carpe non esistono più oggi a Santa Giusta. Le tinche o anche altri pesci. In compenso ne stanno arrivando altri che prima non esistevano, però non c'è tanto. Insomma noi possiamo avere sicuramente la collaborazione della cooperativa pescatori di Santa Giusta. Luigi è molto bravo, e il vicepresidente Marco Pili che è uno che poi ha sempre approfondito la tematica culturale, hanno creato adesso l'associazione per quanto riguarda i fassonis, che è un’imbarcazione che veniva utilizzata fino a qualche decennio fa dai pescatori, proprio... ho saputo ultimamente per i pescatori di frodo, più che altro per non essere sentiti quando andavano a derubare appunto. Vedo un po’ di sentire il presidente di questa associazione che si chiama Arragordus, il geometra Giulio Mussu, che ha questa associazione e per altro è figlio di pescatore, che è stato sempre appassionato… vedo se riesco a coinvolgerlo. Noi abbiamo un ufficio culturale d'un c'è una persona che si occupa di cultura. Noi abbiamo fatto peraltro una pubblicazione di antichi mestieri, dove appunto ci sono gli attrezzi della pesca, eventualmente ve lo facciamo avere. Ripeto che prima era molto conveniente fare il pescatore, pensate che c'era l'ex comandante dei Vigili urbani che è entrato in comune nel 1969:quello che prendeva di stipendio al mese in Comune, lo faceva in un giorno di pesca. Cioè, immaginate quant'era l'incasso. Addirittura c’era gente... Mi ricordo questo che si era pentito, che lavorava nella nettezza urbana di Oristano, che era uscito da dipendente per fare il pescatore, e poi dopo sono cambiati i tempi e allora voleva rientrare nella nettezza urbana. Grazie, sono a disposizione.

Marco SECHI, docente di storia e filosofia

Sarebbe stata più adatta una tavola rotonda forse oggi. Non voglio essere autoreferenziale ma devo esserlo perché la mia storia familiare, i miei antenati sono stati tra i promotori dello sciopero che poi ha portato alla creazione delle cooperative e quindi, insomma, da quando ero piccolo io ho sempre sentito parlare della storia dai miei zii, dei miei nonni… e successivamente mio papà ha intrapreso l'attività di pescatore, quindi anche lui ha praticato le attività appunto lavorative nello stagno. Io avevo anche, nel mio iter universitario, nella mia formazione - io ho studiato filosofia all'università di Cagliari. Mi sono laureato con il professor Busacchi che si è occupato di un filosofo francese, Ricoeur, che poi studierà metodologia storica, e infatti ho fatto una tesi sulla metodologia storica riguardante la scuola degli Annales che poi è stata utilizzata dal filosofo proprio per indicare, come una sorta di vademecum per ottenere un metodo quasi scientifico, perché poi la storia... senza fare troppa accademia... ecco può essere un metodo quasi scientifico. Insomma, diciamo che si riaggancia molto a quello che diceva la professoressa Deplano, sulla storia studiata molto sul territorio, analizzando le attività degli uomini comunque sia con una… non sono persone di rango o persone delle istituzioni... parlava, appunto di breve durata, però non può mancare la componente appunto, secondo me, della storia di lunga durata. Così è la storia che invece è la storia delle istituzioni, degli stati nazionali o addirittura delle organizzazioni religiose, che tutto appunto ha una proporzionalità diretta con la scala grafica in cui la storia si svolge. Perché se noi analizziamo un territorio circoscritto geograficamente, andremo ad analizzare la storia appunto di breve durata, una storia fatta dalle persone umili, dagli agricoltori, dai pescatori come in questo caso. Mentre per quanto riguarda la storia delle nazioni, la storia lunga, bisogna espandere il proprio focus geografico. E a questo punto, mi viene da chiedere anche a voi, ringraziando voi che avete messo in essere questo progetto che era anche uno degli interessi culturali… mi occupo anche di filosofia gramsciana e vorrei portare un paper sulle ideologie, quindi… insomma c'è tanto materiale, tante possibilità di lavorare anche a un livello appunto teorico filosofico. Mi chiedo appunto se nella pubblicazione del lavoro sia inclusa questa, come dire… questa possibilità, questa ramificazione che secondo me è molto utile e molto valida. E poi vorrei anche, e non vorrei che sia preso come una critica, ma vorrei cercare di evitare una retorica, una narrazione che è…si è montata sul vittimismo. Noi, secondo me, in Sardegna siamo molto abituati purtroppo a raccontarci come sottomessi, come derelitti, come terra con poche risorse, che è anche una cosa che può essere vera in alcuni casi. Ma io mi chiedo anche quanto sia opportuno e quanto sia per il bene della nostra terra, quanto sia efficace raccontarci in questo modo e con questa narrazione. Secondo me, appunto se la Sardegna è in queste condizioni, fare insomma autocritica, un esame di coscienza e cercare di, noi... ritenerci anche noi responsabili di ciò che è successo in Sardegna, della nostra scarsa presenza appunto nella narrazione nazionale, nelle narrazioni storiche... appunto sarebbe anche una dimostrazione di maturità. Perché piangersi addosso non sarebbe una grande strategia. Grazie.

Cristina MANCA, già sindaca di Terralba

Io sicuramente tornerò a casa più ricca. Ho visto solo un canovaccio strutturale del progetto e devo dire invece, rispetto al professore, che io ho apprezzato, al di là degli obiettivi (che poi ci sono degli aspetti che saranno veramente messi in essere una volta che si vedono quelli che sono i desiderata, come vogliamo raggiungerli) ho apprezzato invece la metodologia, cioè al di là delle interviste semi strutturate, mi piace che la gente sia parte attiva di una storia che c'è, dove non è solamente la storia de su connottu, dove ci guardiamo l'ombelico, ma andiamo veramente a parlare della storia che ci scorre dentro, ed è un lavoro che secondo me ha un valore antropologico straordinario, che sicuramente può dare una direttrice anche a chi governa, perché secondo me da quello che poi verrà fuori anche da questi studi, ci saranno delle indicazioni che sicuramente diventeranno anche un filo conduttore per una programmazione che non sia una programmazione a breve termine, ma che abbia una visione. Io parlo di Marceddi. Ho vissuto dagli anni Novanta…due, ero un giovanissimo sindaco, ho vissuto le lotte con i pescatori, anche attentati, ho vissuto che cosa vuol dire anche voler cambiare le cose... perché ho sempre ritenuto, perdendo anche le elezioni eh, che le cooperative si dovevano consorziare, ho sempre ritenuto che ci doveva essere la commercializzazione del pesce e che doveva essere unitaria; che non ci doveva essere “io io”, c”è il momento dell”io, del campanile che suona solo per te, ma poi ci deve essere il momento del noi a livello programmatorio. E questo momento del noi diventa un momento difficile perché presuppone cambiamento e tutti i cambiamenti mettono in essere anche delle difficoltà, delle fatiche anche a livello personale. Ho visto con molta soddisfazione, ringrazio Salvatore Cau per aver fatto questa proposta, ma anche i consiglieri che la hanno condivisa... perché secondo me dovrebbe essere un primo studio che però ci porti, come diceva il sindaco di Cabras, ad avere degli obiettivi nella programmazione. Non è spezzettato... a volte è difficile anche questo per gli amministratori... perché oggi noi abbiamo per esempio a Marceddi un ponte che collega due province. Quel ponte i pescatori non lo volevano aperto, lo volevano chiuso. C’è stata una lotta, una lotta negli obiettivi... oggi quel Ponte è un ponte nella… questo mio parere, chiaramente ci sono persone che hanno una visione diversa... Certamente, come diceva il sindaco di Terralba Sandro Pili, dal punto di vista ambientale ha avuto un impatto veramente... è stato veramente impattante su quella che è l’attività dell'economia di quel territorio, dell'ambiente di quel territorio. Ma siccome c'è, ci dobbiamo ragionare sopra, e quindi… Qual è l'idea di sviluppo? Quali sono i cambiamenti che possiamo operare? E poi c'è tutta la parte che mi piace, della lingua. La lingua viva, bisogna farla vivere… Non si parla il sardo perché ci dicevano che non dovevamo parlarlo. Io, figlia di pastore, ero una straniera in prima elementare, perché parlavo solo sardo; la maestra era siciliana, io ho fatto una prima elementare dove ero una sorta di handicappata perché non capivo bene, ma soprattutto lei non mi capiva. E allora entri in un contesto di italianizzazione, come adesso siamo nel contesto di globalizzazione, dove anche certe parole che sono radicate, proprio tipiche… Come si diceva prima dei toponimi, che sono... che raccontano tutti quanti della vegetazione, delle tradizioni, una storia che merita di essere raccontata. Io sono del Sessantaquattro, quindi negli anni ‘70 la prima elementare. La maestra siciliana... Nel primo compitino scrissi “La mia casa è fatta di ladiri”.

Nando SECHI, consigliere comunale di Cabras

Allora, intanto parto da lontano: io preferisco chiamare per esempio quello di Cabras, laguna a tutti gli effetti e non stagno, perché lo stagno sa quasi di cosa morta, la laguna invece sa di qualcosa di dinamico. Un compendio ittico come il nostro di oltre 2.200 ettari, governato da una fitta rete di canali adduttori con corsi immissari ed emissari torna difficile definirlo stagno, e come durante il viaggio dicevo al nostro sindaco, a me è venuta anche la sensazione che la storia legata alla definizione “stagno” sia rapportabile al fatto che qualcuno abbia voluto che questo avvenisse, perché gli specchi d'acqua in comunicazione con il mare aperto sono demaniali, gli specchi d’acqua chiusi possono appartenere a privati e quindi per secoli nostro compendio ittico che oltre a essere così vaso è ricchissimo di toponimi, di agro toponimi, di fitotoponimi, di agiotoponimi (?) è una cosa… Ho arricchito le mie conoscenze solamente perché è sicuramente un sindaco illuminato. Ho curato l'allestimento del museo della pesca di Cabras e siamo riusciti attraverso una ricerca anche… ad individuare ben settanta siti attorno al nostro compendio ittico, che hanno assunto nel corso dei secoli anche una valenza particolare. Non essendoci il GPS che oggi consente con molta facilità di arrivare al punto prestabilito, il toponimo è il punto esatto in cui un gruppo di pescatori, facenti parte delle cosiddette cullegas, o dei poligenis, di arrivare in un punto prestabilito e poter impostare le loro reti e portare avanti la loro azione di pesca. Quindi sa pastura de voleva dire che i pescatori dovevano recarsi in quel posto per fare incetta di pesci. Allora di pesci ce n’erano davvero tanti. Volevo dire che… l’importanza della lingua. Io quando sento parlare il sardo riscopro me stesso, tutte le volte. Tra l’altro io sono nato e vissuto in una zona di Cabras particolarissima, si chiama Sa gola/cora manna (?) perché, quando ancora non c'erano le fogne, tutte le acque del nostro paese confluivano in questa sorta di gola gigantesca che poi portava le acque piovane nello stagno. Io ho visto varare personalmente i fassonis, cosiddetti perché sono costituiti da fasci di che prima nasceva anche vicino allo stagno e adesso non se ne trova da nessuna parte, perché evidentemente le acque non sono più come quelle di una volta. Ho visto andare i fassonis attraverso Sa cora manna. Sto parlando di molti decenni fa. Però dovuto all'aspetto psicologico che riuscivano a trasmettere Il pescatore perché Sa cora manna era la zona dei pescatori, in particolare di quelli più poveri; erano i palermitani, is palermitanus, che potevano pescare soltanto per pochi periodi dell'anno e pagavano anche una, diciamo, una sorta di appalto con il proprietario del…. s’arrendu. In questo e non solo per la pesca, ci tengo a sottolinearlo, tutto il contenuto... sono esposti anche in lingua sarda. Se avrete l'opportunità di visitarlo… avrete anche l'occasione di riscoprire una terminologia che oramai è completamente scomparsa. UMB la spigola che diceva il sindaco il sindaco di Santa Giusta? Noi La spigola, quella grande, l'abbiamo sempre chiamata arangiola, e la spigoletta l'abbiamo chiamata… la chiamavamo arangioisca; la spigola più grande la chiamavamo arangioi o arangioi mascru…

RAPPRESENTANTE DELL'ASSESSORATO 

Buona sera a tutti. Ma, più che altro la mia presenza oggi voleva essere per l'assessore un segnale di vicinanza. Io non conoscevo, però l'assessore Laconi ci teneva appunto che ci fosse un rappresentante, in questo caso dell'assessorato per l'ambiente, per poter nei prossimi giorni magari fare sintesi per ricordare quello che è sia il progetto, ma anche quello che alla fine ho preso da quelli che sono stati gli interventi dei sindaci che mi hanno preceduto, quindi oggi la mia presenza voleva essere quella di ascoltare le esigenze del territorio ma soprattutto capire qualcosa di più del progetto, nulla di più.

ALBERTO PORCU, pescatore, socio

Confcooperative Ci sarebbe tanto da dire ma cercherò di essere più breve possibile. Eh, i problemi delle lagune sono veramente tanti, noi adesso ci troviamo di fronte a problemi... La settimana scorsa abbiamo trovato di nuovo esemplari di spigole morti; specialmente vicino al ------- di Sassu. Purtroppo, quello è il punto più caldo, con l'acqua a trentacinque gradi; invece intorno al canale della peschiera sono intorno ai 30-29 gradi. Stiamo monitorando costantemente, almeno una volta ogni due giorni, a parte la ----------- che è completamente inesistente tra l’altro. Stiamo parlando di trenta centimetri d'acqua, più vai verso la laguna e più è basso. Adesso c'è stato un piccolo intoppo, la settimana scorsa, sui siti di bonifica, che hanno bloccato i lavori e stiamo cercando, loro stanno cercando di riaprire un canale chiuso da quarant’anni, per farlo sfociare direttamente di fronte allo stagno di Sassu. Questo canale è stato studiato apposta dagli anziani pescatori per avere il ricircolo dell'acqua, proprio per evitare questo surriscaldamento. Adesso c'è stato un problema perché è arrivata una segnalazione e si son fermati perché il consorzio ha molta paura... Spero che ripartano a breve perché veramente mancano quaranta metri per aprire questo canale esistente, è un canale che esisteva. E poi ci manca lo scavatore grande che sta operando a Cabras per pulire la peschiera. Spero che si sblocchi tutto, e in giorni migliori; ogni giorno ci svegliamo con la paura di trovare la moria dell'anno scorso, del 17 maggio.

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