l’Associazione Paesaggio Gramsci ha avuto dalla Regione - con la Finanziaria 2025 – un contributo per coordinare un progetto di ricerca che ha questo titolo: Dopo Baroni in laguna: stagni, pescatori e comunità dell’Oristanese fra gli anni ’60- ’70 e il XXI secolo. Fra realtà e immaginario, memorie, culture. La lingua sarda, il lessico lagunare.
La storia, le pagine scritte e i ricordi. I protagonisti di oggi, pratiche, politiche, linguaggi, simboli.
A Oristano l'illustrazione del progetto finanziato dalla Regione ai sindaci di Cabras, Terralba, Santa Giusta, con i consiglieri regionali della provincia, i dirigenti delle organizzazioni cooperative di pesca, Legacoop, Unicoop e Confcooperative.
Comincia oggi con voi una riflessione sulle lagune dell'Oristanese, vorremmo farla insieme nei
prossimi mesi, questo ci incoraggia a fare la Commissione Attività prodttive del Consiglio regionale che
ha proposto il finanziamento a Paesaggio Gramsci e che il Consiglio ha approvato con la Finanziaria del
2025. Innanzitutto ci presentiamo: la nostra associazione si è avvalsa della collaborazione degli
storici di molte università - e più di recente della professoressa Deplano - per la rievocazione di
importanti pagine di storia della Sardegna (e della Sardegna centrale in particolare): dall’emigrazione
nelle miniere del Belgio nel dopoguerra dal Barigadu alla Planargia alla Marmilla; dalla costruzione
della diga del Tirso 100 anni fa, alle bonifiche, alla prima industrializzazione della Sardegna, sino
all’insediamento della fabbrica a Ottana mezzo secolo fa. Abbiamo raccolto decine di ore di interviste,
organizzato mostre, pubblicato libri o ripubblicato libri scomparsi e vedrete che ne avremo occasione
anche in questa circostanza. La professoressa Deplano illustrerà il progetto per la parte che la
riguarda, la raccolta di testimonianze orali, vi presenterà i ricercatori che saranno impegnati,
selezionati fra i laureati in storia e con i quali cominciamo a fare reciprocamente conoscenza.
Da
dove nasce l’esigenza di questa ricerca? Il titolo dice molto, sintetizza il bisogno maturato nella V
Commissione del Consiglio regionale appena formata in questa legislatura, dopo i primi sopralluoghi
nelle lagune sarde (e dell’Oristanese in particolare, che le contiene per una significativa parte) di
approfondire la conoscenza di quel mondo, ancora importante, decisivo, per l’economia del territorio,
per la salvaguardia degli equilibri ambientali, perché è un patrimonio culturale immenso, vivo ancorché
con una lunghissima storia alle spalle. Con un emendamento a firma di Salvatore Cau, consigliere
regionale che è oggi con noi, e che è anche sindaco di Neoneli, il finanziamento ha preso la consistenza
di 100mila euro, che ci permettono di fare un bel lavoro.
Questo mondo era sotto i riflettori
sino a cinquanta anni fa, quando uscirono (nel 1973) per l’editore Laterza, il libro di Giuseppe Fiori,
Baroni in laguna (pubblicato in una prima edizione non troppo letta tra i Quaderni del Bogino nel 1961),
e ancora per un editore nazionale, Marsilio, il libro di Ugo Dessy, La rivolta dei pescatori di Cabras.
Sono entrambi libri molto belli ancora oggi, il secondo introvabile: avremo occasione di tornarci in
questi mesi e di ricordare gli autori, che molti fra noi hanno ben conosciuto. Non fu senza un nesso con
questa attività che Peppino Fiori diventò senatore della repubblica eletto nel collegio di Oristano nel
1983 e nel 1987. Era cuglieritano per origini familiari, aveva già scritto la biografia di Antonio
Gramsci nel 1966.
Fiori era in quegli anni un inviato Rai e diventò dopo vicedirettore del
TG2, Cabras entrò in molte sue inchieste, ebbe visibilità nazionale. C’era la coincidenza con il
passaggio dello stagno di Cabras dai padroni, dai baroni, alla Regione e da qui ai pescatori, ma era
come se un tappo fosse saltato, quello che aveva impedito alle vicende così dure dei pescatori - così
anacronistiche, fuori del tempo - di venire conosciute. Non dimentichiamo che i giornali sardi non se ne
occupavano se non dal punto di vista de is meris che denunciavano i cosiddetti furti di pesce, che uno
dei comproprietari della laguna era Alfredo Corrias, avvocato dei padroni dello stagno, loro parente,
presidente del Consorzio di bonifica e presidente della Regione nel 1954-’55.
Ugo Dessy era
terralbese di nascita, venne a Cabras a fare l’insegnante, c’è qui oggi un suo allievo delle elementari,
Nando Sechi, che è consigliere comunale a Cabras. Da allora cosa è successo? Che i riflettori si sono
spenti, la conflittualità storica non ha avuto più ragione di esistere. Si sono spenti anche
sull’insieme degli stagni e delle lagune, che significa che si è affievolita anche l’attenzione della
politica, che è spesso al seguito delle ondate di interesse dell’opinione pubblica. Si è spenta
l’attenzione mentre forse se ne sentiva di più il bisogno, per la fase di autogestione dei pescatori,
quella della responsabilità, della necessità d’impresa e dello sforzo per costruirla. Non è compito
nostro entrare nelle questioni di assetto proprietario-gestionale degli stagni, la struttura
organizzativa. Possiamo forse un po’ incidere nella rappresentazione del mondo dei pescatori che secondo
un certo luogo comune non ce l’hanno fatta a gestire questo patrimonio incredibile (sino a far
rimpiangere la gestione padronale privatistica e gerarchica). Dal mito dei pescatori di mezzo secolo fa
- perché ci fu anche una mitizzazione delle storie, delle lotte, de s’isciopero di quegli anni e delle
figure significative – siamo forse alla marginalità, malinconica, del mondo della pesca e dei suoi
protagonisti. Il nostro compito è di ridare la parola ai pescatori, farli parlare, rievocare la loro
storia, e raccontare il presente (del resto ci sono giovani che non hanno vissuto il periodo duro e
glorioso dei nonni).
Ci interessano le esperienze di vita e di lavoro, la percezione di sé
stessi che hanno i pescatori, il loro ruolo nelle comunità, ci interessa la lingua che parlano, il sardo
particolare e il lessico delle lagune, marinaresco-contadino, diverso per ogni realtà, da Cabras a
Terralba. Il riferimento alle culture e alla lingua sarda non è dovuto solo al fatto che lo stanziamento
passa dal Servizio della Lingua e cultura sarda dell’Assessorato della Pubblica Istruzione: molte
generazioni di sardi parlano abitualmente ancora per fortuna il sardo, e il racconto della propria
esperienza di vita e di lavoro come quello che noi vogliamo raccogliere, non può che avvenire nelle
forme spontanee e ricche della propria parlata, che nomina i luoghi, le pratiche di lavoro e di vita,
gli oggetti usati, i venti, le maree. È un patrimonio notevolissimo, teniamone conto. Lasciata la
libertà a tutti di parlare anche in italiano, naturalmente. Saranno raccolte le tesi di laurea dedicate
alle vicende degli stagni, i filmati esistenti, produrremo materiali audiovisivi che resteranno a
disposizione, organizzeremo una mostra di questi materiali, cureremo una pubblicazione di sintesi del
lavoro. Infine, siamo sicuri che verranno fuori tutti i problemi economico ambientali e dunque politici
di queste realtà, che toccherà a voi interpretare.
Dall’introduzione di Rossella Sanna a nome di PaesaggioGramsci.
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