IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL ALLA SECONDA EDIZIONE
Il festival alla sua seconda edizione (la prima nel 2025 finanziata con risorse proprie) si propone lo scopo
di favorire la lettura e la conoscenza della vasta letteratura autobiografica, biografica, senza confini
geografici, senza limiti di generi letterari (comprendendo autofiction, memoir, l’innesco dell’elemento
biografico nell’atto creativo della scrittura narrativa e poetica). Si muove nel contesto del territorio
sardo e in particolare dell’Oristanese, privilegiando il territorio che dal Campidano di Oristano si inoltra
lungo le sponde del Tirso, contribuendo a incoraggiare già con queste mappe - ideali e geografiche - una
particolare ricerca di identità nella vasta regione centro-occidentale che ha alle spalle una ricca e
celebrata storia.
Meno ricca di letteratura e di racconto della modernità e dove il racconto di
sé - attingendo allo straordinario patrimonio di memoria orale e alle sue forme - può fornire occasioni
vitali di lettura e di esperienza consapevole del contemporaneo. Insieme giovani generazioni e comunità, con
le popolazioni che invecchiano, scuola propria e impropria, possono contribuire a ricostruire-riconsiderare
la vicenda storica, dal lavoro contadino della pianura e collinare, all’insediamento pastorale dal Barigadu
al Montiferru, dalla pesca interna in stagni e lagune al rapporto con il mare, e nei due ultimi secoli dal
lavoro in miniera di migliaia di campidanesi e operai della Marmilla e del Terralbese sino alla breve e
tuttavia cinquantennale esperienza operaia tra Ottana ai confini settentrionali della provincia, Villacidro
e San Gavino a sud, a cento anni dalla costruzione della Diga del Tirso con gli effetti sulla piana di
Oristano e la fondazione di Arborea e la memoria che se ne conserva attorno al lago Omodeo e lungo le sponde
del fiume.
Grande letteratura e letteratura minore, se si potranno fare differenze, si
intrecceranno con la dimensione individuale: «Nel caos delle mode culturali e dei residuati ideologici,
possiamo ripartire da quello che ci resta: da noi stessi, dalla vita in prima persona (bio) che è inscritta
(grafia) nella storia sociale, nel romanzo familiare, nei riferimenti culturali, nelle tracce psichiche
profonde». (Romano Màdera, Il metodo biografico, ed. Cortina - 2022) «Ogni biografia è intrisa dei grandi
racconti di senso, dei miti, spesso inconsapevoli, che l’esperienza di una vita pensata mette di nuovo alla
prova. Farne un metodo significa cercare di prendersi sul serio. E invitare altri a una formazione e a una
cura che non considerino niente di ciò che è umano estraneo a nessun individuo», scrive ancora Màdera.
Libri, esperienze di vita, racconti orali, interviste, saranno al centro dei laboratori di
lettura e di scrittura rivolti alle scuole di ogni ordine e alla popolazione adulta, in collaborazione con
le migliori esperienze pedagogiche e filosofiche in Italia, la Scuola Philo di Milano e la Libera Università
dell’Autobiografia di Anghiari, sino alle esperienze di cura praticate in molte realtà con gli strumenti
della letteratura e dell’autobiografia.
Particolari contesti sociali, categorie, ambienti, a
volte lontani dalle pratiche di lettura, che il festival si propone di raggiungere sono, quest’anno
I
pescatori delle lagune dell’oristanese, al centro di una esperienza di storia orale promossa da Paesaggio
Gramsci e coordinata dalla Facoltà di Storia dell’Università di Cagliari
I pastori, nella fase di un
relativo benessere economico ma anche di cambiamento delle priorità e dei modelli (aziendali, culturali). Un
confronto con il pastoralismo ancora vivo in altre zone dell’Europa, la dimensione della ruralità.
Le
comunità di immigrati, il rapporto con “noi”, la “loro” letteratura e “la nostra”, le tradizioni orali a
confronto, le lingue, i conti con il razzismo.